10 verità sulla competitività italiana

In principio (siamo comunque già nel terzo millennio) erano le 10 verità sulla competitività italiana.

Impegnativo. Forse presuntuoso. Magari in debito di prosopopea.

Ma ci stava. Affermava, argomentando, in italiano, delle verità che non tutti conoscevano. O che semplicemente non pensavano fossero vere.

Poi, in concomitanza con Expo 2015, la trasformazione: le verità sono diventate Selfie.

Immagino per sintonizzarsi con un evento di respiro universale.

Che poi la sostituzione, che nei fatti non è solo terminologica, sia rimasta – mutando l’affermazione da 10 verità sulla competitività italiana in L’Italia in 10 selfie – contaminando una normale comunicazione in italiano, (mi) suona come l’ennesima, e non certo casuale, ossequiosa sudditanza ad un registro colloquiale, che si presume più moderno (trendy?), pertanto, più efficace e seducente (sexy?).

Tutto ciò, ignorando la distanza semantica (nel contesto con implicazioni non proprio irrilevanti) fra verità e selfie, soprassedendo all’originale significato di un termine che, nella sua accezione gergale – va da sé in un’epoca pre-digitale -, evoca (frustrante?) autosoddisfazione.

Tant’è, anche se non mi pare.

Detto dell’irritazione per la forma, la sostanza merita l’apprezzamento.

Fuggendo dalla selfiemania, ritenendo troppo ambizioso l’autoritratto, mi rifugio nell’autoscatto.

Ecco dunque l’Italia in 10 autoscatti. Realizzati dalla fondazione Symbola. Un movimento culturale originale, che mette in rete soggetti diversi fra loro: organizzazioni, associazioni e personalità del mondo economico e imprenditoriale, della cittadinanza attiva, delle realtà territoriali ed istituzionali, del mondo della cultura. Una sorta di lobby delle qualità italiane, che parla alla politica, all’economia e alle istituzioni per indirizzare lo sviluppo del Paese verso la qualità, la sostenibilità, la cultura.

10 autoscatti delle eccellenze del Paese declinate nei diversi ambiti produttivi, disegnando un modello di sviluppo più a misura d’uomo, orientato alla qualità, in cui lo sviluppo e le sfide tecnologiche sono collegati alla dignità delle persone, a comunità vitali, a benessere diffuso; dove tradizioni e territori sposano innovazione, ricerca, cultura e design. Coniugando competitività, valorizzazione del capitale umano e rispetto dell’ambiente, produttività e coesione sociale.

Nelle intenzioni dichiarate: molto di più che una replica ai luoghi comuni. Un promemoria, quasi un censimento, delle diverse espressioni dell’italico talento. Mettendo in luce “i primati della competitività italiana sui mercati mondiali, indicando i driver della qualità (ambiente, design, cultura) che stanno alla base di quella competitività e osservando le performance eccellenti dei singoli settori del made in Italy (agroalimentare, legno arredo, meccanica, moda, ma anche settori di punta come il farmaceutico)”.

Un contributo importante all’attrattività del made in Italy nel mondo, che continua a svilupparsi scegliendo la via dell’eccellenza.

Una scelta strategica che, secondo Symbola, va salvaguardata, sempre. A tal fine, l’Italia deve assecondare la propria vocazione a produrre bellezza e qualità, accompagnandola con l’innovazione, la conoscenza e le nuove tecnologie.

Una sfida tutt’altro che facile o scontata.

Per farcela, dice Symbola, l’Italia deve fare l’Italia. Un’esortazione che impone l’affermarsi di una consapevolezza, spesso enunciata mai completamente metabolizzata: molti dei punti di forza del nostro Paese sono sottovalutati anche dagli stessi italiani. I quali, lo certificano autorevoli indagini, hanno un’opinione dell’Italia più negativa (meno positiva?) di quanto non abbia il resto del mondo.

Eppure, sottolinea ancora Symbola, una chiara visione della realtà è essenziale per affrontare anche i nostri cronici ritardi: non solo il debito pubblico o le ferite della crisi, ma anche le diseguaglianze sociali, l’economia in nero e illegale, il ritardo del Sud, una burocrazia inefficace e spesso soffocante.

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