Ben tornata Tavolata: tutti insieme appassionatamente…

di Domenico Cosentino

Si stanno diffondendo ovunque in Italia, sono le Social Tables, il “Tavolone” di legno cui sedersi tutti insieme e cenare accanto a dei perfetti sconosciuti. È la versione aggiornata delle tavole di legno, sotto la pergola in campagna, che, da ragazzi, chiamavamo “La Tavolata”. Ed è l’erede delle antiche feste popolari mediterranee che, tra marzo, aprile e maggio santificavano il risveglio della natura, dopo mesi di letargo invernale, e ci regalavano, oltre alle uova, simbolo della rinascita, anche primizie come fave, piselli, carciofi, asparagi, cipollotti e tutto ciò che sapeva di natura in fiore. Prodotti provenienti da orti coltivati da mia nonna senza alcun concime chimico, e che le davano la possibilità di preparare torte di formaggio, pasqualine,  tortiere di carciofi, frittate di uova e asparagi, ciambelloni , pinze , schiacciate e colombe, che puntualmente, una volta cotte (quasi tutte al forno a legna!) sistemava  in una grande cesta di vimini, pronti per la scampagnate fuori porta di fine settimana o per il “Lunedì dell’Angelo”, alla grande tavolata della Pasquetta che vedeva riunita tutta la famiglia, compresi zii e cugini.

 

Aggiungi un posto a tavola

Oggi, dalle osterie ai ristoranti stellati il posto a tavola viene nuovamente condiviso. Forse perché, come sostiene qualcuno, mangiare in compagnia è molto meglio. O forse per la voglia di socializzare e alzare il naso dal proprio cellulare. O forse, infine, perché il nuovo/vecchio modo di sedere a tavola, ti dà la possibilità di conoscere gente: anche perché oggi l’esercito di freelance e precari chiusi nella loro bolla a casa davanti al laptop, ha voglia di uscire. Quindi, sì al co-working, ma anche al co-food; sì al tavolone come quello inaugurato ultimamente in Piemonte: è lo “Snodo”, il Punto food delle Officine Grandi Riparazioni a Torino, ex complesso industriale che ora si propone come la Tate Modern italiana, luogo per arte, concerti e cibo.

Il tavolone Ogr (qui una volta si riparavano i treni) è enorme, esagerato, visto lo spazio: 25 metri. La cucina è tradizionale piemontese rivisitata (come il vitello ai due tonné) e i piatti vengono serviti nel corso di tutta la giornata, compresa una immancabile insalata vegana, visto che Snodo è aperto dalla prima colazione fio a tarda sera.

 

Nella vecchia segheria… (yah yah oh)

Dopo Torino, ecco la “tavola sociale” di Spirit de Milan, dentro una ex fabbrica di cristalleria, qui mixano ricette terra-mare e si organizzano serate di Boogie e Tango. E visto che ci troviamo a Milano, che è la capitale del design, vale la pena segnalare il 40 30 30, ristorante salutista, disegnato dalla stilista Patricia Urquiola. Il nome criptico sta per: carboidrati 40%, proteine 30% e grassi 30%.

Nella Milano che si beve però, nella Milano dei grandi Chef stellati, nella Milano trasformata, sotto lo sguardo severo della Madonnina, dopo l’Expo, il vero must in questi anni è diventato il tavolone di Carlo e Camilla: una vecchia e Super Segheria del 1929 trasformata in un locale chic e super scenografico. Il progetto è di una giovane donna, Tanja Solci, art director e curatrice di mostre, in collaborazione con lo chef Carlo Cracco. Nella “vecchia segheria” ora si cena sotto lampadari di cristallo, con cento porcellane bianche e piatti dai decori diversi, tutti scelti dal fuori produzione. E, per scelta, solo due lunghi tavoloni in legno. Le ricette rispecchiano la tradizione, milanese (risotto, cotoletta alla milanese, quella con l’osso), ma si possono gustare anche le Tagliatelle vongole, cerfoglio e ginepro

 

Sotto la rampa della Lanterna o al sesto piano di un hotel storico

E la social Tables si è fatta notare anche sotto la “Rampa della Lanterna di Zena”, che è il faro portuale e anche il monumento simbolo di Genova, Capoluogo della Liguria. Situato in una ex bocciofila, la U Barba, presenta solo piatti doc della cucina genovese: Cappon Magro, che è un’appetitosa insalata fredda, i tipici pansoti ripieni di bietola e ricotta o col sugo di noci, le fettuccine al pesto, lo stoccafisso alla genovese e le piccage, ma solo il mercoledì e il giovedì. Sulla lunga tavolata, trionfa tutto il giorno il fritto misto di pesce pescato localmente: Triglie, alici, boghe zerri, pignoletti, calamari totani, gamberi e sardine.

Nel cuore della città eterna di Roma, invece (forse per ricordare la grandi tavolate per i banchetti  che organizzava il rozzo, esuberante e nuovo ricco Trimalcione, vissuto all’epoca dell’Imperatore Nerone), il Tavolone è stato allestito al sesto piano dell’ hotel storico Eden, con cucina familiare, clima informale, spazio per bambini e ricette tutte romane: animelle croccanti, carciofi alla giudia, coda alla vaccinara, i bucatini alla amatriciana, gli spaghetti alla carbonara e abbacchio scottadito.

 

Giocare a bocce con le uova soda

Altra variante della Social Table in casa privata. Siamo nel Veneto, in Val Belluna, tra i sapori e i saperi delle Dolomiti, ricca di malghe, caseifici di montagna e allevamenti di bovini ovini e suini e agriturismo. Da Renata e Mario, ci si può iscrivere via mail (l’indirizzo è segreto fino all’ultimo) e ci si può sedere alla tavolata anche per festeggiare la Pasquetta e partecipare (dopo il pranzo) alla “Gara dei ovi coi Cop”, che è come giocare a bocce con le uova soda.

Gli altri commensali si conosceranno solo a pranzo, dove seduti insieme allo stesso tavolo, potranno gustare piatti che utilizzano solo prodotti locali, tipici e certificati del territorio montano proposti in modo semplice. Non mancano mai i fagioli di Lamon e La polenta e “Schiz”, che è un formaggio fresco, prodotto in montagna nelle malghe con latte crudo vaccino intero e scremato.

E infine c’è la tavola sociale per il turista religioso. Si trova in mezzo alla campagna, al confine tra Padova, Venezia, Barbariga di Vigonza. Il posto è suggestivo, un’antica masseria benedettina risalente al 1550, rimasta così com’era, salvo alcuni restauri conservativi, che era stata abitata dai coloni che lavoravano i campi per conto dei monaci. È un luogo fuori dal tempo. Un locale esclusivo, dove all’interno c’è un tesoro: decine e decine d soppresse e salami appesi alle cinquecentesche trave in legno del sottotetto. Qui si ritrovano per mangiare (molti cichetti: Capucci affogati nei fagioli, radicchi in agrodolce, asparagi e uova, sarde in saor, tutto secondo la tradizione della cucina veneta) e bere, ma anche giocare a carte, oltre ai visitatori religiosi (e golosi), anche gruppi di piccoli e medi imprenditori della Riviera del Brenta (che hanno fatto ricco i Nord Est), tutti accomunati dalla loro origini contadine e dell’amore per la propria terra, che non hanno mai tradito.

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