Beni immobili di stato e patrimonio pubblico

A settembre 2018 il debito pubblico italiano si è attestato a oltre 2.331 miliardi di euro, rispetto ai 2.263 miliardi di fine 2017. Per valutarne l’entità, mettendolo a raffronto con altri debiti pubblici, lo si rapporta solitamente al Pil, il Prodotto Interno Lordo. In base a tali cifre il rapporto del debito sul Pil in Italia è oltre il 130%.
Gli asset che compongono il patrimonio pubblico si dividono in finanziari e non finanziari. Mentre i primi sono valutabili con relativa certezza, l’insieme di quelli fisici costituisce una base di discussione strategica più controversa.

Il patrimonio pubblico reale italiano ammontava nel 2016 a 476 miliardi di euro. composti per il 72% di immobili, per il 25% di altri beni di capitale fisso (impianti, macchinari, mezzi di trasporto e brevetti). Infine, 10 miliardi son costituiti da terreni.

Una ricchezza cospicua che, se scomposta, fa comprendere come potrebbe essere utilizzata per ridurre il debito pubblico, a patto di farla rendere al meglio, nota Mario Lorenzo Janiri della Bocconi. D’altra parte, secondo stime del Governo, in caso di superamento della soglia di deficit del 2,4%, potrebbe essere uno dei modi per riportare il rapporto entro i limiti. Spunta dunque l’ipotesi di venderne una quota (escludendo i gioielli di famiglia) al fine di ridurre oneri e interessi passivi sul debito che già oggi pagano pegno (lo spread) rispetto ad analoghi titoli emessi dalla Germania vista quale termometro rispetto al rischio di rimborso di un Paese meno virtuoso nelle politiche di bilancio. D’altra parte, in Italia è stata approvata una riforma della Costituzione che impone il pareggio strutturale di bilancio, cui si è derogato nel nome di politiche keynesiane ora in discussione a fronte di un aumento programmato delle uscite.

La vendita di beni dello Stato resta però difficile perché occorrerebbe valorizzarli prima di immetterli sul mercato. I beni immobili dichiarati al Dipartimento del Tesoro (per il 70% delle Amministrazioni in regola) erano pari nel 2017 a 2,331 milioni di unità, di cui 1,085 milioni in fabbricati e 1,246 milioni in terreni. Il solo patrimonio gestito dall’Agenzia del Demanio, pari a 60,5 miliardi di euro, conta 22 mila fabbricati per uso governativo (uffici, caserme, impianti sportivi, scuole) funzionali allo svolgimento dell’attività istituzionale; 6 mila fabbricati e terreni censiti come demanio storico-artistico e patrimoni indisponibili; infine oltre 15 mila fabbricati e terreni classificati come disponibili.

Le Amministrazioni Locali sono proprietarie della maggior parte dei terreni censiti nella banca dati. La parte del leone è costituita dai Comuni, che detengono il 78,69% circa di immobili e terreni dichiarati, e Regioni, proprietarie del 12,75% in termini di unità. Il valore a prezzi di mercato di 2,3 milioni di immobili censiti ammontava a 283 miliardi di euro, di cui solo il 7% usato per fini residenziali o commerciali. Immobili istituzionali per un valore di 9 miliardi risultano inutilizzati, di cui più di un terzo avrebbe un valore patrimoniale nullo senza preventiva valorizzazione urbanistica.
Infine, immobili commerciali per un valore di circa 3 miliardi risulterebbero del tutto inutilizzati. Gran parte del patrimonio di edilizia pubblica (oltre 800mila appartamenti) potrebbe essere venduta agli inquilini o ricollocata ove questi o loro eredi abbiano perso il diritto ad usufruirne.

Fatto sta che l’Italia si trova oggi al penultimo posto, tra la Grecia (ultima) e il Giappone nella capacità di utilizzare al meglio il proprio patrimonio pubblico. Tra i Paesi virtuosi troviamo invece Australia, Estonia, Svezia, Lussemburgo, Finlandia, Russia e soprattutto Norvegia. La missione inderogabile è dunque di gestire tale patrimonio in maniera più efficiente.

Lascia un commento

X

Newletter - La Rivista