Carnivori, Vegetariani o Vegani?

Ahi noi”, è scoppiata la prima Guerra del Food

È successo a Bologna, Bologna la grassa! E dove altrimenti? A dire la verità, si voleva solo “esplorare” e mostrare il nostro Paese attraverso produzioni agroalimentari tradizionali. Era il tema del progetto Ailatiditalia del fotografo bolognese Mattia Insolera: non un “catalogo di prodotti” o di “cartoline del Bel Paese”, ma il racconto d un viaggio in 28 loghi d’Italia dove si produce e si pensa il cibo, anzi i cibi identitari di ciascuna zona: Le fasi di produzione del Formaggio di Fossa di Sogliano, in Romagna; la produzione del Miele delle Alpi Bellunesi; i Pescatori di cozze di Scardovari, nella zona del Delta del Po; gli operai di Arnald, in Val d’Aosta, che riempiono le tradizionali “doils”, le casette di legno di castagno contenenti il Lardo, messo a stagionare sotto sale e erbe aromatiche; la Tinca gobba dorata, allevata da sempre nelle acque basse del Pianalto in Piemonte; o il Puzzone di Moena, sulle Dolomite trentine.

Il Tofu contro il Foie Gras

In quella sede e in occasione, della vernice della Mostra, si sono trovati attorno ad una Tavola Rotonda, alcuni filosofi, storici, scrittori, antropologi e gastronomi, per discutere e dare una risposta a quanto era successo a Calais, in Francia,l’8 settembre scorso: La Prima Guerra del Cibo! Vegetariani contro Carnivori, Vegani contro Onnivori. In verità i francesi l’avevano chiamata “la Guerra del Tofu contro il Foie Gras” Ad affrontarsi erano stati cacciatori e commercianti di carne e i promotori del Vegan Festival previsto appunto per l’8 di settembre. Uno scontro sia in piazza che sui social media, che ha però convinto il Sindaco ad annullare l’evento “per evitare disordini”. Un ultimo atto di aspra contesa in una Francia che produce formaggi, alleva Bovini, Ovini, Caprini, Oche, Anitre (quest’ultime le “ingozza”) e produce Foie Gras.

Non è solo una sfida tra tribù

A Bologna è emerso però un fatto nuovo: Vegetariani Carnivori o Vegani, non è solo una sfida tra tribù. È stato dimostrato che le scelte che oggi facciamo a tavola decideranno il nostro futuro: dall’economia all’ambiente. Ma allora, chi vincerà la battaglia del cibo? È questa la domanda che si sono posti gli studiosi. “Smettere di magiare altri esseri viventi –  ha dichiarato i filosofo Caffo, autore di Vegan Un Manifesto filosofico non è solo questione di etica, di sofferenza animale e di alimentazione più sana (forse). Oggi è in gioco la sopravvivenza di Homo Sapiens: arrivato fin qui grazie al suo essere onnivoro, ora ha davanti a sé la necessità di cambiare un modello di sviluppo globale che sta esaurendo le risorse del pianeta. E quello che è successo a Calais, dove il Festival Vegano è stato annullato per le tensioni con allevatori e cacciatori locali – ha concluso filosofo – mi ha molto colpito. Parliamo di una rivoluzione del nostro modo di vivere, produrre e convivere con il mondo: un movimento che aspira alla pace e alla convivenza orizzontale tra i viventi può trovarsi al centro di conflitti. Temo che tuto ciò, in futuro, sia inevitabile!”.

Una questione decisiva

Perché la questione animale sia oggi decisiva, l’ha chiarita lo scrittore Felice Cimatti, che al tema ha dedicato un fortunato saggio: Filosofia dell’animalità.A sentir lui,il tipo di rapporto che noi umani abbiamo costruito con la natura è distruttivo. Il modo con cui stiamo procedendo non sembra consentire alla lunga di conservare qualcosa. E poi nel tema dell’animalità rientriamo noi umani: nel senso di esseri viventi che hanno perduto il rapporto con la dimensione corporea. “Il modo in cui vengono trattati gli animali negli allevamenti intensivi è ignobile– ha dichiarato il Prof. Cimatti – e ben vengano le scelte vegane o vegetariane. Ma questa idea dell’animalità interroga l’intero nostro assetto davanti alla vita oppure…Prendiamo il femminismo: aveva l’ambizione di cambiare il modo di stare al mondo e i relativi rapporti economici. Cosa è diventato? Rivendicazioni di diritti, sacrosanti per carità, ma senza più la sua carica trasformativa. Lo stesso è per gli animali. Se ci si limita a togliere sofferenza a un maiale l’idea perde forza. Non possiamo più vivere come ora, è vero. Ma se trasformiamo la questione dell’animalità nel tema dei “diritti degli animali” non mettiamo davvero in discussione il mondo che li sfrutta e il sistema economico-industriale che si è velocemente appropriato di veganesimo e vegetarianesimo. Ci sono ormai catene di prodotti vegani, e ci sono cibi vegani anche per gli animali. Il problema, a mio avviso, non è la sofferenza dell’animale, ma il fatto che stiamo trasformando il pianeta in una macchia che deve solo produrre ricchezza”.

Le tentazioni della carne

Secondo lo storico Massimo Montanari, anche lui presente al Forum, l’Homo sapiens è onnivoro, cioè un animale che (a differenza del carnivoro e dell’erbivoro) si nutre di alimenti di origine sia animale sia vegetale. Ma l’uomo è fatto di carne e la carne sembrerebbe il suo nutrimento ideale. Già i medici del Medioevo non esitavano a scriverlo nero su bianco. Il problema però, è che il consumo della carne presuppone l’uccisione di un essere vivente, un gesto violento che non tutte le culture e non tutti gli individui accettano serenamente. Il mondo contadino forse lo ha vissuto con semplicità, instaurando con gli animali una sorta di patto di convivenza. Non così è stato per il Cristianesimo che non consentiva posizioni di questo tipo, tracciando sulla scia della tradizione biblica, un confine nettissimo fra gli uomini e gli altri animali. Le pratiche di astinenza della carne – imposta ai fedeli in certi giorni della settimana e periodi dell’anno, secondo un preciso calendario legato all’anno liturgico – in questo caso non si giustificavano con il rispetto della vita degli animali, bensì con l’idea della penitenza, della rinuncia ad un oggetto del desiderio collettivo. Totalmente nuova – secondo lo storico – è, invece, la prospettiva ambientalista, ulteriore istanza che sta contribuendo al crollo (o quantomeno alla crisi) del millenario prestigio della carne.

Ma il bello del porco…

Nel sistema agro-industriale in cui viviamo si fa fatica a pensare che un animale di allevamento intensivo, chiuso in capannoni sovraffollati senz’aria e né luce, con la tendenza ad ammalarsi, che negli ultimi 70 anni ha cambiato il mondo, possa avere rilevanza per qualcuno. E però, non era così in passato. Me lo racconta spesso il mio giardiniere che con il maiale ci conviveva e ci convive ancora: il porcile è a pochi passi dall’ingresso del suo casale. Ma me lo ricorda anche molto bene quel capolavoro cinematografico L’Albero degli Zoccolidi Ermano Olmi. In una delle scene più suggestive del film, nella campagna bergamasca, nell’inverno del 1898, la cascina Finard si prepara a vivere la mattanza dell’unico maiale allevato in casa. La Comunità si è organizzata: ognuno ha un ruolo preciso. Ma quando si sta procedendo al taglio delle mezzene, spunta Don Carlo: “Ma che bella Bestia” “Embè, gli ho dato da mangiare io e l’ho tirato su come un Cristiano”.

La sensibilità di Olmi ci consegna uno spaccato incredibile di quella civiltà contadina che è esempio di un sistema valoriale dimenticato. Quella scena, violenta per alcuni, e in special modo per Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, presente anche lui a Bologna, è invece diapositiva di umanità straordinaria, del saper vivere in comunità e del dare la giusta dignità alle altre vite, anche a quelle animali. La macellazione di un animale (almeno in quella d Fiorino è ancora così) era un vero e proprio rito e mangiare carne era sinonimo di Festa, dove s’invitavano i vicini, parenti e gli amici. Oggi non è più così: al di fuori di quei piccoli che praticano ancora un’agricoltura buona pulita e giusta, né animali né vegetali rappresentano più un qualcosa: la deriva produttiva che ha attanagliato il sistema alimentare, ha trasformato il Cibo in Commodity e gli animali in oggetti, privilegiando l’utile al sensato, la quantità alla qualità, il superfluo e mai il necessario. Messa così, mi sembra doveroso ammettere che le “soluzioni vegane” proposte al Forum di Bologna, diventano condivisibili anche da uno come me che non abbraccia in pieno quel tipo di filosofia: parlare di riduzione della sofferenza animale; dello smaltimento dei liquami, che una volta era una risorsa da utilizzare; della crisi ecologica, delle malattie legate al consumo della carne e infine della ridistribuzione delle risorse alimentari sul pianeta, mi sembrano delle battaglie di assoluto buon senso che appartengono a tutti  coloro che vogliono difendere a tutti i costi la bellezza di questo pianeta Terra.

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