Conto alla rovescia per la Brexit

Come previsto, l’ultimo atto di Mario Draghi quale presidente della Banca centrale europea è stato l’avvio di un nuovo programma di Quantitative easing, una nuova iniezione di moneta nell’eurozona attraverso l’acquisto di obbligazioni per un valore pari a 20 miliardi di euro al mese a partire da novembre e fino a quando sarà necessario. Scenderanno anche i tassi sui depositi, a -0,5%, ma una parte della liquidità in eccesso presente presso la Bce sarà esentata dai tassi negativi, per evitare di restringere i margini alla concessione dei prestiti da parte degli istituti bancari.

Nonostante il rischio di una nuova recessione, alimentato in particolare dal crollo della produzione industriale in Germania (-0,6% la diminuzione registrata nel mese di luglio e -4,2% quella individuata su base annua), la misura, accolta all’interno dello stesso board della Bce in maniera non unanimemente favorevole, è stata criticata proprio dai tedeschi, e dal Nord Europa più in generale.

In particolare, il presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca, Jens Weidmann ha precisato di ritenere l’iniziativa non necessaria; anche il governatore della Banca d’Olanda, Klaas Knot, giudica il riavvio del programma di acquisti dei titoli di Stato “sproporzionato in relazione alla situazione economica attuale”, e ne mette in dubbio l’efficacia. Il governatore della Banca d’Austria, Robert Holzmann, si è spinto persino ad ipotizzare un possibile cambiamento di linea politica con l’avvicendarsi di Christine Lagarde alla guida della Bce, a novembre. Tuttavia il passaggio, approvato proprio in questi giorni dal Parlamento europeo, appare più una scelta di continuità che di rottura nella politica economica europea, visti anche gli 8 anni trascorsi da Lagarde alla guida del Fondo Monetario Internazionale.

Intanto, la nuova presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato i nomi di 26 Commissari che la affiancheranno dal 1° novembre per i prossimi 5 anni. Sono confermati nel ruolo di vice presidenti Frans Timmermans e Valdis Dombrovskis, che saranno responsabili rispettivamente del clima e dell’economia, e a cui si affiancherà Margrethe Vestager, già Commissaria alla concorrenza nella precedente Commissione e ora vice presidente esecutiva con delega al digitale.

Come noto, per l’Italia è stato nominato Commissario agli affari economici Paolo Gentiloni, già presidente del Consiglio dei Ministri italiano e presidente del Partito democratico. Gentiloni, la cui nomina giunge dopo la crisi di governo innescata a ferragosto dal leader della Lega Matteo Salvini e risolta – almeno al momento – con l’insediamento di un nuovo esecutivo formato dal Movimento 5 Stelle e dal Partito democratico, succede al francese Pierre Moscovici, che è stato il guardiano delle finanze pubbliche degli Stati membri. In realtà, la delega affidata a Moscovici includeva gli affari economici e finanziari, la tassazione e le dogane; quella di Gentiloni invece è più in generale all’economia, ed egli sarà chiamato a collaborare strettamente con Dombrovskis, cui è stato affidato il portafoglio affari finanziari. Un avvicendamento importante è avvenuto anche al Parlamento europeo, con la nomina di Irene Tinagli (Pd) alla presidenza della Commissione per i problemi economici e monetari al posto di Roberto Gualtieri, nuovo ministro dell’Economia nell’attuale governo italiano, guidato sempre da Giuseppe Conte.

L’unica novità al momento sembra essere la mancata nomina del Commissario europeo da parte della Gran Bretagna, con una situazione ancora assai confusa sul fronte Brexit. L’Unione ha aperto ora alla possibilità di un nuovo accordo, ma è in corso una trattativa sui tempi, con il primo ministro inglese Boris Johnson che punterebbe alla riunione del Consiglio europeo di metà ottobre per definire un’uscita concordata. Johnson, come dimostra anche la sua controversa richiesta di sospendere i lavori di Westminster per 5 settimane, non ha alcuna intenzione di rinviare la data ultima del 31 ottobre; per questo un no deal resta tutt’oggi un’ipotesi quanto mai probabile.

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