Digital Tax o Web Tax: una tassa controversa ovvero controverse sulla tassa

Nel dicembre u.s. ECONFIN ha rimandato per mancato consenso il progetto di Direttiva riguardante la tassazione dell’economia digitale (“tassazione di società con presenza digitale significativa”). Alcuni Paesi hanno ripreso il progetto emanando leggi locali che in parte o in toto riprendono il progetto europeo. Altri Paesi, tra i quali la Svizzera, non intendono muoversi in tal senso unilateralmente prima che il progetto abbia guadagnato un largo consenso sino a sfociare in una raccomandazione OCSE degna del carattere globale del mondo digitale.

Il progetto dell’UE prevedeva in sostanza l’imposizione dei big player del mondo digitale con oltre 750 milioni di Euro di fatturato all’anno di cui almeno 50 milioni di Euro di fatturato “digitale” per le seguenti prestazioni:

  • Proventi dalla pubblicità online;
  • Proventi derivanti dalla messa a disposizione di una piattaforma digitale sulla quale viene concluso un contratto o, in mancanza della stessa, a mezzo della quale sia stato aperto un conto di fruitore (user account);
  • Proventi derivanti dalla trasmissione di una raccolta di dati di fruitori.

La tassa, in breve, sarebbe stata del 3% e sarebbe stata prelevata nel Paese dove si trova il fruitore (user). Nel caso di imposizione in più Paesi sarebbe prevista una divisione equa della tassa sulla base del numero di display pubblicitari, del numero di conti o contratti di fruitori per paese e del numero di fruitori i cui dati sono stati utilizzati, rispettivamente trasmessi. Il contribuente a sua volta avrebbe dovuto essere registrato in un unico Stato Membro dove avrebbe inoltrato un’unica dichiarazione di questa nuova tassa indiretta.

Anche per la Svizzera, dove da sempre la giurisprudenza del Tribunale Federale Svizzero statuisce che il principio di legalità ancorato nella Costituzione in materia fiscale va interpretato in modo severo e nessuna tassa può essere prelevata se non sono chiari l’oggetto e la base di imposizione, il periodo e l’aliquota, in quanto il contribuente deve poter prevedere l’ammontare della tassa, il contenuto del progetto di Direttiva UE è stato considerato insufficiente, tanto che la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali SIF ha rilasciato il 15 gennaio 2019 un comunicato ufficiale secondo il quale non intende introdurre tasse “ad interim” prima che l’OCSE non abbia rilasciato il suo rapporto previsto per il 2020.

Il SIF nello stesso comunicato ha riassunto la posizione della Svizzera come segue:

  • La Svizzera è per l’innovazione, ma in un ambito di neutralità tecnologica: l’introduzione di una tassa non deve ostacolare l’innovazione e la tassa deve essere neutrale dal punto di vista della concorrenza e delle tecnologie;
  • La concorrenza in materia fiscale è una qualità; l’introduzione di aliquote minime di imposta limita la concorrenza e può portare a ulteriori oneri d’imposta;
  • Imposizione del valore aggiunto: Gli utili devono essere tassati dove sono realizzati. In questo contesto devono essere tenuti in considerazione funzioni, rischi e investimenti.
  • La doppia imposizione e l’imposizione eccessiva vanno combattute;
  • Lacune di imposizione da colmare: La Svizzera è per un esame approfondito della questione se e come le regole di allocazione fiscale e di identificazione nel nesso necessario per l’imposizione debbano essere rivedute per l’economia digitale.
  • Soluzioni a largo consenso: La Svizzera crede nell’approccio multilaterale e resta scettica nei confronti di misure unilaterali.

Per meglio illustrare la difficoltà della tassa in questione, si pensi al caso banale della pubblicità che rincorre lo user quando legge un giornale online dopo aver visitato un sito di viaggi, uno di vendita di moda e uno di offerte immobiliari. Immaginiamo lo stesso user in viaggio in diversi paesi con lo stesso smartphone o tablet, rincorso dalle pubblicità inviategli nelle due settimane precedenti, che apre occasionalmente nuovi accounts e acquista mentre è in viaggio facendo consegnare la merce nel prossimo albergo o airbnb dove alloggerà qualche giorno dopo. E immaginiamo infine tutti i singoli Paesi dove questa persona ha viaggiato riuniti attorno ad un tavolo a sostenere che una fetta dei guadagni deve sicuramente spettare ad ognuno loro. Come ha ben riassunto un alto funzionario del SIF recentemente ad un congresso internazionale, se non si sa esattamente cosa tassare, come tassarlo e come evitare una doppia o multipla imposizione, per la Svizzera è davvero “troppo”. Senza calcolare i rischi di manipolazione dei risultati e le possibilità limitate di controllo da parte delle autorità.

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