Elusione d’imposta e liquidazione di fatto

Elusione d’imposta e liquidazione di fatto – nella giurisprudenza svizzera in materia di imposta preventiva

La giurisprudenza del Tribunale Federale Svizzero (TF) in materia di imposta preventiva, elusione d’imposta a mezzo di vendita e liquidazione di fatto è antica e costante nei decenni, eppure esiste ancora chi pensa di evitare l’imposta (35%) e passare inosservato, mentre in realtà sta per realizzare “il classico tra i classici” delle transazioni imponibili in Svizzera.

Nella fattispecie di cui alla sentenza del 5 ottobre u.s. (2C_470/2018) un azionista domiciliato alle Isole Cayman controllava una società immobiliare in forma di società anonima la quale deteneva un solo immobile situato in Svizzera. È notorio che non esiste Trattato sulla Doppia Imposizione tra la Svizzera e le Isole Cayman e quindi una distribuzione di dividendi o altri redditi derivanti dalla partecipazione, utili di liquidazione inclusi, sarebbe soggetta all’imposta preventiva svizzera del 35% senza alcuna possibilità di rimborso all’azionista che beneficia della distribuzione.

Classico no. 1: L’azionista che non beneficia qua residenza offshore del rimborso della preventiva sulle distribuzioni della società vende la società ad una società che invece ha diritto al recupero o, se si tratta di una società di capitali Svizzera (SA, Sarl), ha addirittura diritto a optare per la procedura di notifica in vece del versamento dell’imposta seguito dalla domanda di rimborso, e realizza il valore in forma di prezzo di vendita delle azioni nella convinzione che la transazione non abbia conseguenze fiscali.

Classico no. 2: La società vende l’unico attivo che detiene, aspetta qualche anno prima di distribuire gli utili derivante dalla vendita e poi li distribuisce al nuovo azionista sperando che nessuno effettui un controllo sull’evoluzione dell’azionariato. In occasione della distribuzione al nuovo azionista residente in Svizzera e, se società di capitali che ha correttamente dichiarato le azioni, avente diritto alla semplice notifica (in luogo del versamento seguito dalla domanda di rimborso), la società invia la notifica della distribuzione nel suo ammontare totale all’Amministrazione Federale delle Contribuzioni e ritiene cosi espletati i suoi obblighi fiscali.

Entrambe le fattispecie sono soggette a imposta preventiva, ma per motivi diversi e in momenti diversi. L’unica buona notizia per il contribuente è che non sono cumulabili.

Nel primo caso siamo in presenza della classica cessione che avviene prima della liquidazione della società, con lo scopo di realizzare anche quel 35% di imposte latenti che andrebbero invece perse se la liquidazione venisse realizzata durante il periodo di controllo dell’azionista offshore. In tal caso la prassi dell’Amministrazione Federali delle Contribuzioni è quella di negare sia la procedura di notifica sia il rimborso al nuovo azionista, ignorando la cessione e ammettendo che la stessa sia avvenuta unicamente a scopo di elusione d’imposta. Più articolata sarebbe l’argomentazione della prassi delle vecchie riserve in liquidità accumulate sotto il vecchio controllo offshore e per le quali le autorità richiedono lo stesso conteggio d’imposta che sarebbe stato applicabile se la cessione non fosse mai avvenuta. Siccome tale prassi presuppone la presenza di liquidità, giacché solo tale liquidità avrebbe potuto essere distribuita prima della cessione, nella fattispecie del TF l’Amministrazione ha mirato solo all’elusione fiscale per colpire l’intera torta.

In realtà però il TF non ha dovuto risolvere sull’elusione al momento della distribuzione, ma ha potuto attingere alla liquidazione di fatto avvenuta tre anni prima della distribuzione formale dei dividendi. Infatti in occasione della vendita dell’immobile, avvenuta pochi mesi dopo la cessione, mentre la contribuente sosteneva di aver preparato da mesi la vendita dell’immobile, la società aveva liquidato l’unico attivo (immobilizzato) e, ancor peggio, aveva contabilizzato l’utile sul conto corrente dell’azionista. A quel punto era evidente che si trattava di una liquidazione di fatto della società avvenuta al più presto con la vendita e al più tardi con la contabilizzazione a favore dell’azionista, e per la quale la base imponibile (senza possibilità di notifica per i motivi di cui sopra) era l’intero utile di liquidazione (capitale proprio netto dopo la deduzione del capitale societario nominale).

Ed infine il Classico no. 3: In mancanza di pagamento dell’imposta da parte della società (e del beneficiario), gli amministratori rispondono solidalmente del debito fiscale nei confronti delle autorità.

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