Empatia & simpatia: cugini simili e diversi

Empatia e simpatia fanno parte degli stati d’animo abbondantemente evocati in ambito psicologico e nella vita di tutti i giorni. Come succede spesso per molti termini alla moda del lessico quotidiano, il loro significato ci sembra chiaro finché non ci proponiamo di definirlo con una certa precisione.

Empatia cosa? Simpatia cosa? Cominciamo con il dire che non si tratta propriamente di sinonimi. In che cosa allora sono simili e in che cosa diversi? Una prima risposta la troviamo consultando le fonti etimologiche: entrambi i termini hanno come antenato il greco antico. Essi sono composti dallo stesso suffisso: patia (sentimento, passione), mentre si differenziano a livello del prefisso: em (dentro) e sim (con).

La specificità dell’empatia sta quindi nella capacità di “sentire dentro”, ovvero percepire con giustezza e sensibilità i sentimenti altrui, senza però – va precisato subito – farsene contagiare. La particolarità della simpatia sta invece nell’idea di condivisione, di affinità emotiva e di inclinazione istintiva verso qualcuno o qualcosa. Andiamo con ordine e riprendiamo un termine alla volta, dedicando maggiore spazio all’empatia in quanto vocabolo più spesso abusato.

Empatia indicava nell’antichità il rapporto emozionale di partecipazione che legava il cantore al suo pubblico. Il suo uso generalizzato risale a tempi molto più recenti quando nel secolo scorso il termine trova utilizzazione nel campo della psicanalisi e in altre correnti della psicologia.

Nell’uso comune attuale, empatia è l’attitudine a offrire la propria attenzione al vissuto di un’altra persona, mettendo da parte gli stati d’animo e i pensieri personali.

Nella letteratura troviamo diverse sfumature di significato che però hanno in comune tre fattori che ci aiutano a cogliere la specificità del termine: 1) la sensibilità affettiva di percepire gli stati emotivi di un’altra persona come questa li vive, spesso andando oltre ciò che essa dice; 2) la capacità cognitiva di immaginare la prospettiva altrui; 3) l’abilità di non confondersi con l’altro, mantenendo i confini tra la propria sfera emotiva e la propria visione delle cose e quelle altrui, ovvero tra la propria identità e quella dell’interlocutore.

Quali ostacoli si frappongono all’attitudine empatica? Se ne possono citare ben tre. Primo, l’indifferenza, ovvero la totale mancata partecipazione alle vicende e agli stati d’animo del prossimo, vicino e lontano. Secondo, gli atteggiamenti narcisistici di coloro che sono interessati soltanto al culto di sé stessi. Terzo, (non per ordine di importanza) la proiezione, ossia una sorta di virus relazionale sempre in agguato (enorme elefante invisibile) che porta ad attribuire all’altro i nostri stati d’animo, rendendoci ciechi e sordi nei confronti dei suoi reali sentimenti. Se ad esempio Tizio teme costantemente di essere criticato, tenderà a proiettare su chi frequenta tale timore attribuendogli (come se gli facesse da specchio) la sua tendenza a giudicare tutto e tutti con estrema severità, e non cogliendo quindi i suoi reali stati emotivi e pensieri.

L’empatia è una componente fondamentale di alcune relazioni molto significative, in prima linea quella fra genitore e bambino. Essa si sviluppa nel prendersi cura dei propri figli, recependo e soddisfacendo i loro bisogni, al punto da mettere spesso in secondo piano i propri. Ciò grazie alla capacità di immaginare la fragilità e le esigenze dei piccoli esseri accudendoli in modo adeguato. È così che papà e mamma interrompono il loro sonno per badare al piccolo, giocano con lui invece di guardare la trasmissione preferita, trovano le parole, il tono della voce e i gesti per calmare la sua collera e le sue crisi di pianto, salvaguardando tuttavia propri spazi personali.

Di buone dosi di empatia hanno altresì bisogno i padri e le madri per sopravvivere nelle fasi più critiche e regressive dell’adolescenza della propria prole. Si tratta di vivere musi e asperità dei giovani puledri come una maldestra ricerca di emancipazione e non come attacchi personali, evitando così di farsi travolgereda tali intemperanze.

Passando ad altri campi, si può ricordare che è anche grazie all’empatia che un infermiere o uno psicoterapeuta offrono sostegno e valido aiuto al paziente, pur mantenendo la necessaria distanza tra sé e l’altro.

La simpatia dal canto suo corrisponde a un sentimento di apprezzamento spontaneo che attrae una persona verso l’altra e si accompagna a una percezione di comunanza di sentimenti e di gusti. La simpatia esalta dunque ciò che sembra annullare le differenze tra le due persone, aspetto non presente nell’empatia, che al contrario sottintende la capacità di non confondersi con l’altro.

La simpatia è sempre presente come ingrediente delle relazioni di amicizia e di amore. Di amici e amanti ci attraggono i gusti, le idee e le passioni che abbiamo in comune. Ci piace esaltare e idealizzare ciò che ci rende simili trascurando spesso ciò che rende unico e diverso l’altro, dimostrandoci così scarsamente empatici.

In sostanza, con chi ci mostra simpatia è facile essere simpatici ma non è scontato saper essere empatici…

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