Exit Tax: La Corte Europea sancisce la normalità del sistema fiscale svizzero

Importante svolta nei rapporti tra la Confederazione Svizzera e i Paesi dell’Unione Europea il 26 febbraio u.s., quando la Corte di Giustizia Europea (C-581/17, Wächtler) ha dichiarato non applicabile l’exit tax tedesca sulle plusvalenze latenti delle partecipazioni di cittadini che si trasferiscono in Svizzera in quanto contraria all’Accordo sulla libera circolazione delle persone del 21 giugno 1999 (ALCP), giacché tale exit tax costituisce una limitazione alla libera circolazione

  • non giustificata da ragioni imperative di interesse generale, vale a dire della ripartizione tributaria,
  • non proporzionale né idonea ad assicurare lo scopo, in quanto va oltre quanto necessario per raggiungere tale obiettivo,
  • né necessaria ad assicurare l’efficace riscossione dell’imposta in quanto esiste un meccanismo di assistenza reciproca grazie al quale il recupero dei crediti è garantito e in ogni caso tale recupero può essere subordinato all’obbligo di una costituzione di garanzia.

Ma andiamo con ordine.

La Germania “da sempre” applica l’exit tax sulle plusvalenze latenti di partecipazioni (latenti in quanto la vendita e quindi la realizzazione non ha ancora avuto luogo), attualmente di almeno l’1%, appartenenti a cittadini che trasferiscono la residenza fiscale dalla Germania ad un Paese che non fa parte dell’Unione Europea, di principio quindi anche alla Svizzera. Mentre per persone che si trasferiscono in Paesi UE la Germania fissa la base di imposizione e si riserva di tassare la plusvalenza accumulata dall’acquisto al momento dell’exit solo al momento della vendita effettiva senza nemmeno chiedere una garanzia al contribuente (come invece fa per esempio la Francia), nei confronti di Paesi terzi la tassa sulle plusvalenze latenti viene riscossa subito al momento del trasferimento di residenza in tale Paese anche se la partecipazione non è ancora stata venduta.

Facile quindi la costatazione della Corte Europea secondo la quale tale tassazione, se esercitata nei confronti di un contribuente che si trasferisce come nel caso in esame dalla Germania alla Svizzera e controlla per il 50% la società di capitali per la quale lavora, va esaminata alla luce dell’ALCP in quanto limita la libertà di circolazione delle persone, quella che garantisce di principio di esercitare nei limiti delle leggi locali un’attività economica dipendente o indipendente, di godere delle stesse condizioni di vita, di occupazione e di lavoro di cui godono i cittadini nazionali, il diritto di non essere discriminato in base alla nazionalità e al pari trattamento, ma anche il diritto alla mobilità professionale.

Ora il contribuente in questione, aveva fatto valere che la tassazione delle plusvalenze sulla sua partecipazione andava differita senza garanzie come lo sarebbe stata nel caso in cui lui si fosse trasferito in un paese UE. A tal proposito giova rammentare che l’ALCP assicura il diritto di stabilimento non solo in quanto assicura il beneficio del trattamento nazionale nello Stato membro ospitante, ma anche in quanto tende a proibire limitazioni derivanti dallo Stato membro di origine del cittadino interessato, nel caso in esame la Germania. Data la chiara discriminazione derivante dal fatto che il contribuente che parte in Svizzera dovrebbe pagare l’exit tax mentre chi resta in Germania non deve pagarla, tale tassa costituisce ostacolo alla libertà di circolazione. Andava quindi esaminato alla luce della giurisprudenza della Corte se vi fosse una giustificazione che potesse essere presa in considerazione. Negli anni scorsi, prima dell’introduzione dello scambio di informazioni convenzionale (non quello delle nuove fonti CRS), la Corte aveva espresso riserve, anche in materia di rimborso di tasse alla fonte su dividendi ecc., asserendo la Svizzera non forniva informazioni e quindi non si poteva concedere un trattamento uguale ai Paesi UE. Con la nuova sentenza la Corte di Giustizia Europea sancisce quindi in qualche modo la normalità e la conformità del sistema fiscale svizzero.

Sarà interessante vedere come tale giurisprudenza sarà applicata anche in materia di imposte alla fonte, di deduzioni per costi fatturati dalla Svizzera e per tutte quelle misure nate per combattere la non-imposizione e i paradisi fiscali, di cui la Svizzera anche alla luce della nuova giurisprudenza della Corte evidentemente non fa parte.

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