Il Decreto Legge cd “Crisi aziendali” e i lavoratori delle piattaforme digitali

Il 3 settembre del 2019, è stato emanato il decreto legge relativo alle Misure urgenti per la tutela del lavoro e la risoluzione di crisi aziendali.

Il decreto è composto da 16 articoli. I primi tre articoli sono dedicati alla definizione della normativa per le tutele dei cosiddetti rider, i lavoratori che effettuano consegne in bicicletta e che operano tramite piattaforme digitali. Le misure modificano in questo punto il Jobs Act. Vi sono poi le misure a sostegno delle crisi aziendali, in particolare vengono finanziati gli ammortizzatori sociali dei lavoratori occupati nelle aree di crisi industriali complesse in Sardegna e in Sicilia, nella provincia di Isernia. Alla vertenza Whirlpool è finalizzato l’articolo 11 che prevede per le grandi aziende (che hanno più di 4.000 dipendenti in Italia), una forte agevolazione nei versamenti previdenziali, a patto che abbiano stipulato nel 2019 un contratto di solidarietà per una durata di almeno 15 mesi. Infine, l’articolo 14 contiene le misure salva-Ilva: il riferimento all’art. 51 del codice penale per cui “l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica… esclude la punibilità” consente che gli atti compiuti da Arcelor Mittal in “osservanza delle disposizioni contenute nel Piano Ambientale “non possono dar luogo a responsabilità penale, salva la responsabilità” penale, civile e amministrativa per la violazione di norme a tutela della “salute e della sicurezza dei lavoratori“. Tuttavia quello che ha fatto piu’ rumore negli ambienti giuslavortistici è proprio l’art. 1 che prevede che i collaboratori che lavorano “mediante piattaforme anche digitali” devono essere considerati lavoratori dipendenti.

Le nuove regole in realtà, sono solo in parte già vigenti, mentre la parte “più consistente” entrerà in vigore solo dopo che saranno trascorsi 180 giorni dalla conversione in Legge del Decreto. Per il momento, infatti, l’unica disposizione entrata in vigore è la modifica dell’Art. 2 del D.lgs. 81/2015 (c.d. Testo Unico dei Contratti di lavoro) per cui il legislatore precisa ora che la disciplina del lavoro subordinato si applica alle collaborazioni quando queste si concretizzano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche rispetto a tempo e luogo di lavoro. E pure quando le modalità di esecuzione sono organizzate “mediante piattaforme, anche digitali”. Quindi, estendendo le stesse sentenze che iniziano ad occuparsi del caso, la legge parrebbe generalizzare l’applicazione dell’Art. 2, D.lgs. 81/2015 a tutti i lavoratori delle piattaforme digitali, senza limitarla ai ciclo-fattorini impiegati nella consegna a domicilio di cibi o prodotti.

Queste nuove tutele sono, anzitutto, di carattere economico. Infatti, una volta definito cosa siano le “piattaforme digitali”, il legislatore ha previsto che i “loro” lavoratori non subordinati potranno essere retribuiti in base al numero delle consegne, ma non in misura prevalente: saranno i contratti collettivi a definire schemi retributivi modulari e incentivanti che tengano conto della modalità di svolgimento della prestazione. Ammessa anche la retribuzione oraria, ma a condizione che il lavoratore accetti, per ciascuna ora lavorata, almeno una chiamata.

In secondo luogo, le tutele sono di carattere assicurativo: a prescindere dalla qualificazione giuridica del rapporto, i lavoratori dovranno essere soggetti alla copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali di lavoro. Ai fini dell’assicurazione INAIL, l’impresa titolare della piattaforma digitale sarà tenuta a tutti gli adempimenti previsti a carico del datore di lavoro dal Testo Unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (DPR n. 1124/1965).

Infine, le imprese titolari di piattaforme digitali saranno tenute anche nei confronti dei c.d. ciclo-fattorini a rispettare le previsioni in materia di igiene e sicurezza sul lavoro (D.lgs. n. 81/2008).

A fronte di questo nuovo, articolato ma solo provvisorio quadro di regole, resta ora da capire se, dopo l’eventuale conversione in legge del Decreto (il Parlamento ha, infatti, sessanta giorni di tempo per concludere l’iter), le tutele saranno tutte confermate oppure se lo saranno solo in parte.

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