Il giornale che cambia e il cavallo di Jeff Bezos

Alcuni anni fa mi capitò di assistere alla presentazione di una serie di nuovi format televisivi realizzati da una casa di produzione sudcoreana. Mi colpirono in particolare le immagini girate a bordo della metropolitana di Seoul. A quei tempi da noi in Europa un discreto numero di pendolari trascorreva il tempo sui mezzi pubblici leggendo il giornale, o magari un libro. I coreani che apparivano in quei filmati invece avevano – tutti, ma proprio tutti – lo sguardo rivolto allo schermo del telefonino. Alcuni leggevano, tanti erano immersi in qualche videogioco. Uno spettacolo che allora mi era parso inquietante. In realtà avrei dovuto immaginare che quella scena era destinata a replicarsi identica in tutto il mondo. Era solo questione di tempo: l’Oriente, notoriamente un vero e proprio avamposto tecnologico, stava facendo da battistrada.

Che fine ha fatto la carta di tutti i giornali che in quegli anni hanno cominciato a sparire dal mercato? Diciamo che tanti alberi sono stati risparmiati. In Europa nel 2015 la produzione di carta per giornali e riviste è stata esattamente la metà rispetto a dieci anni prima. E negli ultimi due o tre anni la tendenza si è accentuata ulteriormente.

Si vendono sempre meno giornali, insomma – come abbiamo sottolineato più volte in questa rubrica. E chi non corre ai ripari rischia grosso. Da queste parti lo sappiamo bene: giusto il tempo di asciugare le lacrime per la scomparsa del Giornale del Popolo, storica testata cattolica luganese, ed ecco arrivare l’ultimo necrologio, quello per la versione cartacea del romando Le Matin.

Come è noto, la crisi della stampa è legata al calo dei lettori ma soprattutto della pubblicità, che si sposta sull’online. In Svizzera, uno dei paesi europei in cui i giornali hanno sempre mantenuto una quota solidamente maggioritaria del fatturato pubblicitario, dopo il temuto sorpasso della pubblicità online su quella stampata, lo scorso anno, il dibattito sul futuro dei media “tradizionali” comincia a sovrapporsi a quello relativo al servizio pubblico. Non a caso: un mercato così piccolo, e frammentato in quattro lingue diverse, farà sempre più fatica a garantire un’informazione adeguata senza cambiare in qualche modo le regole del gioco. Il rischio, più che reale, è quello dei monopoli: restano in piedi solo le testate più forti, e tanti saluti alla dialettica e al pluralismo dell’informazione.

In mercati più grandi del nostro la malattia è nota già da diversi anni, ma sembra che una terapia sia possibile. I primi ad affrontare il problema sono stati i grandi quotidiani americani. Buone idee, tecnologia avanzata, grandi investimenti e nessuna concessione al ribasso sul versante della qualità giornalistica: questo il mix che ha portato fuori della crisi il New York Times – che si avvia verso i 3 milioni di abbonati alla versione digitale. Stesso discorso per il Washington Post, acquistato da Jeff Bezos. “Non si può crescere restringendosi”, è il mantra del fondatore di Amazon. Sotto la gestione Bezos il Post ha assunto non solo nuovi giornalisti d’inchiesta, ma anche decine di video-maker specializzati nel linguaggio incalzante e sintetico del “mobile video”. Gli abbonamenti hanno ripagato gli sforzi e, superato il milione lo scorso anno, continuano a crescere.

Sì, ma parliamo di informazione digitale – obietterà qualcuno. E la carta stampata? Che fine farà? Nessuno ha la sfera di cristallo, non ci sono risposte certe. Probabilmente, finché ci sarà gente che ha voglia di aprire un quotidiano e leggerselo con calma al bar, in ufficio o sul divano di casa, il buon vecchio giornale non morirà. Non morirà così come non è morto il cinema dopo l’invenzione della TV, come non sono morti i libri nell’era del Kindle. Qualche mese fa a Torino lo stesso Bezos, in un convegno internazionale dedicato al futuro dei giornali, ha usato una metafora affascinante: «I giornali di carta resisteranno», ha affermato. «Ma sono destinati a diventare un oggetto esotico. Un po’ come avere un cavallo: non lo tieni per viaggiare, ma perché è bellissimo. Arriverà qualcuno, vedrà un giornale di carta e dirà: Wow! Posso provarlo?».

 

BENCHMARK

di Nico Tanzi

Lascia un commento

X

Newletter - La Rivista