Il punto di Paolo Pagliaro: Cori razzisti da stadio

Qualcuno ha registrato di nascosto, con il telefonino, le parole di Luigi De Siervo, il manager che guida la Lega della Serie A di calcio, mentre in una riunione ristretta diceva una cosa che avrebbe potuto dire benissimo ad alta voce e coram populo, tanto è ragionevole. Diceva, l’amministratore delegato della Lega calcio, di aver chiesto alle tv che trasmettono le partite di non mandare in onda gli ululati razzisti contro i calciatori di colore, spegnendo i microfoni delle telecamere piazzate sotto le curve. Un modo efficace e legittimo per evitare che i nostri televisori si trasformino nella cassa di risonanza delle bestialità che si sentono spesso negli stadi. Una precauzione simile d’altra parte era stata presa in passato anche per quanto riguarda le immagini. Nel 2015, anno in cui fu varata la regia unica per tutte le partite trasmesse in tv, le emittenti si impegnarono a non riprendere o enfatizzare immagini con contenuti negativi, a cominciare dagli striscioni offensivi, dai saluti romani e dagli omaggi a noti fuorilegge legati agli ultras.

Oggi però, dopo la divulgazione dell’audio che lo riguarda, pare che l’imputato sia diventato l’amministratore delegato della Lega. La procura della Federcalcio ha aperto un’inchiesta, e l’ipotesi di reato suona davvero bizzarra: mettere il silenziatore ai cori razzisti impedirebbe di individuare i responsabili. De Siervo sarebbe dunque colpevole di favoreggiamento.
Nella speranza di aver capito male, non resta che ringraziare l’imputato per essersi preoccupato di rendere anche la tv un posto più civile. (9colonne)

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