Intervista con Antonello Venditti

“I concerti sono la vita della musica. Non potrei immaginare la mia vita senza concerti.”

Oltregottardo c’è venuto per un paio di concerti. L’occasione per ‘rubargli un’intervista fra un sound check e l’incontro con il pubblico.

Sono passati 41 anni dall’uscita di Sotto il Segno dei Pesci, album iconico, pubblicato l’8 Marzo 1978, nel bel mezzo degli anni di piombo. Da subito un successo straordinario.

È stato, diciamo, un successo molto strano, perché avviene tutto durante il rapimento di Aldo Moro. Quindi durante, veramente, un momento molto particolare, molto controverso della storia italiana. E quindi il fatto che in Italia si cantasse Sotto il segno dei pesci proprio in mezzo agli anni di piombo, vuol dire che l’Italia comunque era un paese molto forte, che ha retto tutti gli urti. Forte a livello culturale. Forte.

Sfiga, è il titolo del tuo nuovo singolo che ha anticipato la riedizione 2018 di Sotto il Segno dei Pesci. Si tratta di un inedito tratto proprio dalle sessioni di registrazione dell’album originario. Ci parli di questa canzone?

Sì, ma guarda, quella lì è chiaramente una cazzata (ride). Te lo dico francamente. Io già eliminai questa canzone dall’album. E quindi non ha alcun (tosse)…. Solamente a livello sonoro, cioè è una delle poche canzoni che ancora ha quel sound. Ma io l’ho voluto fare apposta, cioè praticamente ho, diciamo, messo un perimetro di suono. Proprio per dare l’importanza giusta a Sotto il segno dei pesci, che è un album e anche un periodo della mia vita molto circoscritto, sta li.

Nel disco c’è anche Francesco, dedicata a De Gregori. C’è una lunga letteratura sui vostri rapporti, tra amicizia e rivalità.

Noi siamo stati sempre amici, la rivalità è quella dei giornali. Francesco è venuto alla Prima a Verona. Abbiamo ricantato insieme, ma non solo. Io ho cantato Francesco lui ha cantato Bomba o non bomba. Abbiamo cantato Roma Capoccia, Sempre e per sempre. Da li è cominciata una frequentazione quotidiana. È venuto a cantare anche ai due concerti romani. Io sono andato a suonare con lui.  Abbiamo un rapporto perfetto. Grazie anche a Sotto il segno dei pesci che ha messo insieme tante cose. Quindi io e Francesco siamo sempre stati amici. Però adesso lo siamo come lo eravamo negli anni ‘70. Ci frequentiamo, ci sentiamo, suoniamo insieme anche aldilà di un palco, è una cosa molto bella.

Tu sei un romanista doc. Una domanda sulla Roma Calcio. Che cos’è per te la squadra? E quanto sono importanti le canzoni che le hai dedicato?

Ma guarda. Tutto quello che riguarda la Roma è da evitare in questo momento. Chi tocca la Roma muore. Però voglio dire, no ma la Roma, come il sentimento del tifo, in qualche modo, è un sentimento d’amore che unisce, è una passione. Naturalmente poi per quanto riguarda la Roma c’è una identificazione piena tra la città e la squadra. Quindi quando la Roma, è chiaro, è in crisi anche la città. Come se non ce ne fosse….. (ride). Noi abbiamo già altri problemi. Quindi quando la Roma va male è una città triste, questa qui, che alle buche aggiunge anche il buco sentimentale della squadra. Quindi è un fatto, un parente…. la Roma fa parte della nostra vita, delle famiglie.

Hai compiuto 70 anni l’8 marzo scorso: il giorno della festa della donna. Hai scritto tante canzoni dedicate alle donne, a personaggi femminili: Lilly, Sara, Cecilia, Giulia. Come sono, chi sono le donne nelle tue canzoni?

La prima canzone che porta il nome di donna è del ’74: è Marta. In Marta mi sono rivisto 100 volte. Dietro a quelle canzoni o c’è un problema, tipo appunto Lilly che è un discorso sull’eroina e sul modo di affrontarla anche, oppure un discorso di carattere sociale, quindi di rivendicazione. Siccome ero molto grasso mi sentivo molto vicino al mondo femminile. Dietro ogni donna ci sono io. In qualche modo.

Settant’anni da festeggiare con un disco nuovo, viene da pensare.

Sì, la cosa più bella è che riesco a fare tutto. Nel senso che sto facendo il disco nuovo e intanto rivedo tutto il mio passato in qualche modo. Quindi rimetto insieme tutti i pezzi. Certo, Sotto il Segno dei Pesci è un bel punto, punto e virgola, anzi due punti e poi andiamo avanti nel futuro. Però non mi sono dato una scadenza perché sono troppo importanti questi concerti. Quando finisco tutto il progetto di Sotto il Segno dei Pesci, allora mi metto a concludere il prossimo step.

Per te i concerti cosa significano?

I concerti sono la vita della musica. Non potrei immaginare la mia vita senza concerti. È la condivisione totale di quello che fai. Quindi è rivedere negli occhi, nel canto delle persone, le lacrime di gioia che t’hanno fatto scrivere quelle canzoni. Le canzoni che poi nascono sempre in maniera un po’ solitaria. Quindi vedere proiettato tutto te stesso negli altri è una cosa molto, molto profonda. Tra me e il mio pubblico c’è un rapporto che forse raramente si vede tra rockstar e pubblico. Io non definisco “il mio pubblico”. Io definisco tutti amici, amiche, ragazze, ragazzi. Siamo tutti sulla stessa nave che si chiama musica, che si chiama mondo, che si chiama umanità.

Luigi Farulli conduce Piazza Italia una trasmissione radiofonica in italiano su Radio RaBe di Berna.

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