Italia: secondo Cantone La corruzione persiste ma è scomparsa dall’agenda La nuova tangente è il posto di lavoro?

Il presidente dell’Anac, l’Autorità Anticorruzione, presentando il rapporto triennale dell’organismo, si congeda con parole amare. «La parola corruzione nell’ultimo periodo è quasi scomparsa dall’agenda. Sembra quasi nessuno se ne occupi», ha detto Raffaele Cantone. Ciò, nonostante il fenomeno corruttivo persiste anche se attraverso forme nuove. Non più soltanto mazzette: ma la nuova tangente sembra essere diventata il posto di lavoro.

Numeri ancora pesanti quelli snocciolati da Cantone: tra l’agosto 2016 e i tre anni successivi sono state 117 le ordinanze di custodia cautelare per corruzione spiccate dall’Autorità giudiziaria e correlate al settore degli appalti. In particolare, sono stati 207 i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio indagati per corruzione. Tra questi, 43 politici arrestati: 20 sindaci, 6 vice-sindaci, 10 assessori (più altri 4 indagati) e 7 consiglieri.

Tra le Regioni, la maglia nera va alla Sicilia, seguita da Lazio e Campania. Analizzando i provvedimenti della magistratura, i casi emersi sono 152, uno a settimana. Le uniche Regioni a non essere interessate da arresti nel periodo di riferimento sono state Friuli e Molise.

I Comuni restano gli enti maggiormente a rischio. Nelle amministrazioni in cui si sono verificati episodi di corruzione il 41% dei casi ha avuto luogo proprio nei municipi, seguiti dalle società partecipate (16%) e dalle Aziende sanitarie (11%). Il settore più penetrabile è quello legato ai lavori pubblici, seguito da quello dei rifiuti e quello sanitario.

Cantone, che ha confermato che lascerà la presidenza dell’Autorità per tornare in magistratura, già dalla prossima settimana. Poi ha ribadito: «Il tema corruzione è scomparso dai riflettori. Sono oggettivamente preoccupatol’ho già fatto presente nella sede delle apposite commissioni – dall’abbassamento di una serie di regole di cautela nel sistema di legge sugli appalti. Non so se sia frutto o meno di una diversa sensibilità ma registro questo dato».

L’ormai ex presidente dell’Anac non ha risparmiato una stoccata ad alcuni provvedimenti che la componente pentastellata del governo vorrebbe mettere in campo, come il carcere per i grandi evasori. «È giusto dare un segnale. Va bene inasprire le pene – ha detto Cantone – ma non è con le manette che si vince l’evasione, così come per la corruzione». Cantone ha poi sottolineato l’importanza della prevenzione per evitare a monte che si verifichino questi tipi di reato, spesso protratti per anni.

Per il magistrato, anche se il denaro continua a rappresentare il principale strumento dell’accordo illecito, il posto di lavoro – come si diceva – si configura come la nuova merce di scambio, soprattutto al Sud dove l’assunzione di coniugi o familiari è stata riscontrata nel 13% dei casi. La tradizionale mazzetta è utilizzata nel 48% degli atti corruttivi, spesso per importi di lieve entità (2.000-3.000 euro ma in alcuni casi anche 50-100 euro appena)

Si concedono “favori” anche in cambio di prestazioni professionali (11%), specialmente sotto forma di consulenze o regalie (7%). Ma ci sono anche benefit più insoliti (21%), come benzina, pasti, pernottamenti o ricompense attraverso ristrutturazioni edilizie, riparazioni, servizi di pulizia, persino traslochi o il pagamento di escort.

Nonostante il quadro affatto rassicurante, per Cantone si tratta di «una corruzione che riguarda gli enti locali, una corruzione diffusa, ma anche una corruzione lontana anni luce da quella di Tangentopoli. Un livello, quello delle mazzette, molto meno significativo di quello del passato. Gli episodi sono nella maggior parte dei casi di piccolo calibro dal punto di vista economico, che dimostra anche quello che noi in questi anni siamo andati dicendo, cioè che è imparagonabile il livello di corruzione attuale con il livello di corruzione di Tangentopoli».

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