La CCIS: da 110 anni porta d’accesso al vostro successo

In fin dei conti, cosa sono?

Un modo, forse un pretesto, talvolta persino intelligente: per far il punto, festeggiare un traguardo, rilanciare una partenza.

Sostanzialmente: una pausa di riflessione per rielaborare e ricominciare.

L’essenza è implicita nella parola stessa: ricorrenza è qualcosa che, appunto, ricorre. Che ritorna, che si ripropone. Che consente di segnalare, fatto tutt’altro che marginale, che ancora ci siamo. Consapevoli, si spera, di come eravamo, di come siamo stati. Prendendo atto di come siamo. Riflettendo su come vorremmo (vivamente confidando coincida su come potremmo) essere.

Vale per qualsiasi tipo di anniversario: pubblico, privato o professionale. A cui è bene dare il giusto tempo e spazio. Per mantenere viva la memoria, per nutrirla: con emozioni e ricordi.

Esperienze: per archiviare ciò che è stato, attrezzandoci per ciò che sarà.

Ci sono cose che, valutate con una dose di sana onestà intellettuale, con il tempo acquisiscono maggiore nitidezza. Che, mano a mano che i tasselli della vita si aggiungono, assumono nuovo senso. Opportunità impensate prendono improvvisamente forma, relazioni inaspettate s’intrecciano, rinnovati stimoli attivano un meccanismo di rinforzo di un processo di crescita. I traguardi ottenuti, le situazioni critiche superate o vissute aiutano a sentirsi più forti, con meno paure, meno minacciati dal senso di precarietà e dalle contingenze.

Nel 2019, precisamente il 2 maggio, la CCIS ha compiuto 110 anni, avviandosi a tagliare di buona lena quello dei 111. Esserne casuali e transitanti testimoni è un privilegio: con la consapevolezza non più simbolica (quella semmai valeva per l’anno del centenario) che tale avvenimento riveste, e soprattutto con la piena coscienza di cosa in concreto abbia voluto dire nella costante, talvolta altalenante, evoluzione di rapporti economici, ma anche sociali e culturali, fra la Svizzera e l’Italia. Perché nei fatti la CCIS accompagna da oltre 110 anni, nel suo, faticoso ma fisiologico e alla fine proficuo, intrecciarsi, la storia di due Paesi: declinata in molteplici aspetti, sempre coniugata all’insegna di una crescita condivisa.

Ricordarlo, sottolineandolo, va oltre il mero esercizio della memoria, preludio all’omaggio rituale. Offerto il ragionevole, legittimo, doveroso tributo alla liturgia celebrativa, resta, rinvigorita negli e dagli anni, la convinzione delle potenzialità di un ruolo (quello della Camera) che, dall’esperienza di un lungo ed intenso passato, sa trarre lo slancio necessario per transitare nel presente, proiettandosi con una chiara visione nel futuro delineato e definito da obiettivi ambiziosi ma ragionati.

Una netta dichiarazioni d’intenti. Una sfida ricca di incognite, al contempo di stimoli, che è tale, in quanto intenzionalmente non vuol esser evitata, sapendo che, sempre di più e sempre meglio, andrà affrontata con strumenti ancora più efficaci e raffinati, con il supporto di nuove, rigeneranti e lungimiranti alleanze.

Costruito il passato, che è lì: ineluttabile testimone, consolidato il presente, non resta che essere all’altezza di un immediato futuro. Attrezzati, non sorpresi, se di volta in volta, per sua natura, si presenterà ammantato di novità.

Nel 1909, l’articolo 1 dello statuto della neonata Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (come ci racconta Tindaro Gatani nel suo documentato articolo alle pagg 21 e seguenti) con un registro neppur tanto vetusto e paludato, recitava: “Una Camera di commercio italiana è istituita nella Svizzera, con sede in Ginevra, allo scopo di favorire lo sviluppo degli scambi commerciali fra l’Italia e la Svizzera e porgere aiuto morale, indicazioni e consigli ai commercianti dei due Paesi e in modo speciale ai soci”.

110, presto 111, anni dopo, mutatis mutandis, non pare che la ragion d’essere della Camera sia cambiata.

Oggi come allora, si propone di essere, nei fatti, una porta d’accesso al successo.

Va da sé, commerciale, ma anche culturale e di relazione.

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