La vicenda dei riders al vaglio della giurisprudenza

Il 4 febbraio 2019 sono state pubblicate le motivazioni della Corte d’Appello di Torino relative al caso dei riders di Foodora. Ma chi sono i riders e come veniva svolto, nel caso specifico, il rapporto di lavoro? Cominciamo con il dire che il caso deciso dalla Corte torinese ha riguardato alcuni riders che collaboravano con una nota azienda che effettua consegne a domicilio (Foodora), mettendo in contatto i ristoranti con i clienti finali attraverso una apposita “app”, e che avevano stipulato con la ditta committente contratti di “collaborazione coordinata e continuativa”. I lavoratori rivendicavano la natura subordinata del rapporto di lavoro, chiedendo pertanto differenze retributive, la tutela contro il licenziamento, le coperture previdenziali, ecc.. Ebbene se la loro richiesta era stata respinta dal Tribunale di Torino, la Corte d’Appello si è pronunciata diversamente. Da un lato confermando la sentenza di primo grado, è stato da ultimo ritenuto che la collaborazione resa dai riders non possa ricondursi allo schema del lavoro subordinato e ciò in quanto i fattorini sono liberi di dare o meno la propria disponibilità alle consegne. Dall’altro lato, la Corte d’Appello, in riforma della sentenza di primo grado, afferma che seppur la predetta collaborazione debba considerarsi autonoma, ai riders debba comunque applicarsi la protezione assicurata ai lavoratori subordinati.

Secondo la Corte d’Appello di Torino la figura del rider è sussumibile in quella dei collaboratori autonomi etero-organizzati ai sensi dell’Art. 2 del D.lgs. 81/2015, vale a dire una terza categoria di lavoratori, a “metà strada” tra il lavoratore subordinato e il co.co.co. Tuttavia, per configurare questo “terzo genere” di rapporto previsto dall’Art. 2, D.lgs. 81/2015, occorre che la prestazione sia anche personale e continuativa, requisito quest’ultimo che la Corte d’Appello di Torino declina come “non occasionalità” e “reiterazione” nel tempo di un’attività pur intervallata. Una volta accertato che la collaborazione dei riders è riconducibile alla previsione dell’Art. 2, D.lgs. 81/2015, i Giudici chiariscono che ad essi si estendono le tutele previste per il lavoro subordinato, in particolare quelle relative alla sicurezza e igiene sul lavoro, retribuzione diretta e differita, limiti di orari, ferie e previdenza. La disciplina dei licenziamenti viene invece liquidata affermando che: “la domanda deve essere respinta posto che non vi è subordinazione”, destando qualche perplessità. L’art. 2 del D.Lgs. 81/2015 non esclude le norme limitative dei licenziamenti da quelle che si applicano ai rapporti etero-organizzati cioè ai rapporti ai quali, appunto, “si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato”. In un altro passaggio della sentenza si dice invece che non vi è stata interruzione, da parte della Società, dei rapporti di lavoro prima della loro scadenza naturale e quindi la ragione della disapplicazione della disciplina dei licenziamenti sembrerebbe da ricondursi ad un elemento di fatto e non ad una valutazione giuridica. Quindi avremmo oltre al lavoro subordinato ex art. 2094 c.c., al lavoro autonomo ex art. 2222 c.c., al contratto di co.co.co. ex art. 409, n. 3, c.p.c.: anche rapporto di co.co.co. “etero-organizzato” ex art. 2 D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, riconducibile al rapporto di lavoro subordinato. In realtà poichè le sentenze potrebbero decidere diversamente potrebbe accadere che i riders o altri lavoratori delle piattaforme vengano qualificati diversamente o tutelati diversamente ad esempio estendendo la disciplina sanzionatoria prevista per i licenziamenti. Senza contare che il provvedimento potrebbe innescare un filone di contenziosi relativamente ai “finti” lavoratori autonomi, cioè quei rapporti che sotto la veste del lavoro autonomo o della partita IVA, celano rapporti subordinati o come li inquadrerebbe la Corte d’Appello di Torino “collaborazioni autonome etero-organizzate”.

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