L’italiano in Svizzera La Svizzera in italiano

La giornata del 10 novembre 2018 si è articolata intorno alla problematica dell’italianità in Svizzera, ovvero del posto dell’italiano nel mondo elvetico.

Vari attori e rappresentanti della lingua e della cultura italiana venuti da tutto il territorio svizzero si sono riuniti nel cuore di Ginevra, all’Uni Bastions, con l’obiettivo di fare il punto della situazione attuale dell’italianistica in Svizzera, per poi riflettere sulle prospettive del suo insegnamento, toccando sia la scuola obbligatoria che l’insegnamento universitario, e della sua divulgazione nazionale ed internazionale.

Cattedre universitarie

L’evento in questione non era aperto solamente a persone appartenenti al mondo accademico, bensì a chiunque fosse interessato all’italianistica. Sebbene l’oggetto di discussione si concentrasse a maggior misura sul valore e la funzione dell’insegnamento universitario dell’italiano, l’obiettivo consisteva nel far confluire attori di vari ambiti, quali
istituzioni politiche, scuole e varie strutture culturali, per ampliare lo spazio di diffusione dell’italiano toccando sfere al di fuori delle mura dell’università.
Rappresentanti di tutte le sedi universitarie hanno presentato i programmi delle varie cattedre – sono otto le università svizzere che offrono corsi di letteratura e linguistica italiana – ed i progetti di ricerca in corso, dando un panorama assai completo dell’offerta formativa esistente. Linguistica e letteratura sono le due componenti principali delle varie cattedre le quali offrono programmi di insegnamento e di ricerca molto diversificati.

Tavola rotonda

Nella seconda parte della giornata si è tenuta una tavola rotonda che riuniva vari difensori della lingua e della cultura italiana, tra cui il Consigliere Nazionale Manuel Tornare, la delegata federale al plurilinguismo Nicoletta Mariolini, professori universitari e rappresentanti del dipartimento dell’istruzione post-obbligatoria di Ginevra. Durante lo scambio si è cercato di valutare la situazione attuale dell’italiano, soffermandosi in particolare sull’italiano in quanto lingua seconda alle scuole medie.

Nonostante lo statuto di lingua nazionale, sembra che la sorte dell’italiano sia i parte trascurata dalla comunità elvetica la quale non percepisce la problematica plurilingue in generale, caratteristica prettamente svizzera, che sottostà alle “grida” degli italofoni. Il calo dell’italiano nelle scuole dell’obbligo va inteso come un segno di malessere del plurilinguismo, e non come un problema sul quale chiudere un occhio con il pretesto che si tratti di una minoranza di parlanti di questa lingua. A motivare la perdita progressiva o l’assenza dell’italiano nelle scuole obbligatorie – com’è il caso nel Cantone di Ginevra, dove l’italiano risulta solo come materia facoltativa una volta alla settimana, il mercoledì pomeriggio – sono state le scelte politiche, dietro le quali si intravvede una lobbying da parte dei protagonisti delle materie scientifiche e un’ottica prevalentemente utilitarista, la quale colloca l’italiano nella sfera dell’inutile… Un maggiore pericolo si profila all’orizzonte: l’introduzione dell’informatica come materia di esame alla maturità, che spinge indubbiamente a pensare al rischio di una possibile riforma che potrebbe penalizzare le lingue e forse anche l’italiano.

Eppure queste osservazioni pessimistiche sono state contrastate da elementi positivi ed entusiastici come l’aumento demografico degli italiani in Svizzera dovuto ad una recente ondata di immigrazione, o anche il passaggio straordinario da 20 a 600 alunni di italiano, a Basilea Città, cantone che ha reintrodotto l’italiano come opzione nella scuola obbligatoria, o ancora l’aumento significativo dei traduttori italofoni presso l’amministrazione federale. Vari progetti per la promozione dell’italiano hanno visto la luce; si pensi alla giornata europea delle lingue nelle scuole di Ginevra che ha messo l’accento sull’italiano e ha coinvolto più di 800 allievi. Possiamo dunque affermare che le azioni di sensibilizzazione all’italiano esistono ma finché la consape-volezza del plurilinguismo, il quale comprende non solo le competenze linguistiche ma anche quelle culturali, non si attualizzerà, non potrà avvenire una responsabilizzazione degli attori in grado di agire. Perché la responsabilità del plurilinguismo sia condivisa, bisogna che ci sia in primo luogo un impegno personale, poi istituzionale e infine sociale.

Concludendosi con l’assemblea che si proponeva di ragionare riguardo ad un prossimo convegno e alle situazioni delle singole cattedre, come il rinnovo dei posti di professori o altri punti di eventuale criticità, la giornata dell’italianistica in Svizzera ha permesso di rafforzare una rete che serva come spazio di dialogo tra i vari attori miranti al mantenimento e alla diffusione dell’italiano, attraverso la creazione di ponti tra il mondo accademico e quello socio-politico.

Autore
Festa Molliqaj
Delegata ASPI (Associazione Svizzera Professori d’Italiano)

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