Lo sciame di droni e le difese aeree saudite

L’Arabia Saudita ha speso nel 2015 quasi 88 miliardi di dollari nella difesa. Secondo l’Istituto di ricerca internazionale per la pace di Stoccolma (Sipri), l’Arabia Saudita è il terzo paese al mondo per spesa assoluta in armamenti dopo gli Stati Uniti (596 miliardi di dollari nel 2015) e la Cina (215 miliardi di dollari nel 2015). Eppure l’aeronautica saudita non è riuscita a prevenire l’attacco di uno sciame di droni esplosivi a una sua installazione petrolifera.

Il 16 settembre scorso alle prime ore del mattino delle forti esplosioni hanno avuto luogo nel campo petrolifero di Khurais e nella raffineria di Abqaiq nella zona orientale del paese. Entrambi i luoghi sono di proprietà della Saudi Aramco, compagnia petrolifera statale. Le esplosioni hanno provocato degli incendi che sono stati domati dopo varie ore e hanno ridotto della metà la produzione giornaliera di greggio dell’Arabia Saudita. La riduzione è di circa cinque milioni di barili, circa la metà della produzione giornaliera stimata in 9.7 milioni di barili. La produzione mondiale di greggio si è così ridotta improvvisamente del 5%.

Secondo fonti saudite, l’attacco è stato senza dubbio sponsorizzato dall’Iran. Cosa succederà adesso? Si sono visti i limiti della difesa del paese che spende più di tutti gli altri in termini di spesa militare pro capite. Di fatto, i sistemi all’avanguardia della difesa saudita non hanno potuto fare nulla per fermare lo sciame di droni e i missili che hanno colpito la più importante infrastruttura petrolifera del paese. Le difese aeree sono state progettate per delle minacce diverse e in più erano puntati nella direzione errata. A quanto pare l’attacco è arrivato in parte da occidente.

Come altri eserciti convenzionali della regione, le forze armate saudite sono in affanno per proteggere il proprio territorio da minacce a basso costo e tecnologicamente semplici come i droni. Il regno saudita ha speso miliardi di dollari negli ultimi anni per i missili terra-aria Patriot di fabbricazione statunitense progettati per abbattere bersagli ad alta quota come jet nemici o missili balistici.

Le immagini satellitari, secondo The Guardian del 19 settembre, fanno pensare che una batteria di missili Patriot sia stata installata presso la raffineria di Abqaiq non molto tempo fa. Tuttavia, i droni e i missili usati viaggiavano ad una quota troppo bassa per essere percepiti dai radar. Inoltre, il campo di visione di 120° delle difese aeree saudite era probabilmente posizionato verso l’Iran e a sud verso lo Yemen. I resti dei missili che i sauditi hanno mostrato durante una conferenza stampa il 18 settembre scorso sembrano appartenere a un missile iraniano Quds-1 che ha una gittata di cinquecento chilometri. Quindi sembra più probabile che sia stato lanciato dal territorio iracheno o iraniano, ma certamente non dallo Yemen.

Almeno quattro sistemi di difesa aerea a corto raggio progettati per bersagli più piccoli erano presenti attorno Abqaiq. Tuttavia, erano posizionati o all’estremità sbagliata dell’infrastruttura oppure hanno individuato i droni troppo tardi per abbatterli, ha affermato al The Guardian Michael Duitsman, ricercatore associato presso il Center for Nonproliferation Studies di Monterey (California).

Gli Stati Uniti condividono informazioni d’intelligence con l’Arabia Saudita, ma ciò ha comunque i suoi limiti. “L’esercito USA non ha uno sguardo vigile su tutto il Medio Oriente in ogni momento” – ha detto ai reporter il generale Joseph Dunford, capo di stato maggiore della difesa degli Stati Uniti, lo scorso 18 settembre a Londra.

La scarsa prevenzione saudita all’attacco è stata anche dovuta al fatto che le infrastrutture petrolifere sono sotto la responsabilità del ministero dell’interno che si è sempre concentrato sulle minacce interne. La maggior parte degli acquisti di armi sofisticate di produzione americana è andata ai militari. Inoltre, le difese aeree sono controllate anche dalla Guardia Nazionale saudita.

Adesso anche altre infrastrutture saudite come gli impianti di depurazione dell’acqua e gli acquedotti stessi sembrano vulnerabili. Tutte queste installazioni sono molto grandi e si trovano alla luce del sole.

L’amministrazione Trump ha chiarito negli ultimi giorni di essere contraria a sostenere l’Arabia Saudita in un confronto aperto con l’Iran. Il generale Dunford ha dichiarato: “Il presidente non sta cercando di entrare in guerra. Ciò che abbiamo visto è stato un atto di aggressione inaccettabile [e] vi sono vari modi per affrontare questo fatto”.

L’attacco ha dimostrato che l’Iran ha i mezzi e la volontà per eseguire attacchi con grandissima precisione nelle infrastrutture petrolifere più vitali del mondo. Inoltre, l’Iran può ripetere quest’attacco. Riyad cercherà di evitare ogni atto che possa innescare un conflitto più vasto, specialmente se non potrà fare affidamento sul sostegno americano. L’aeronautica saudita ha una certa capacità, ma è dipendente dagli Stati Uniti per quanto riguarda le munizioni, le ricognizioni e il rifornimento.

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