Nel giornalismo le donne sono ancora soprattutto forza produttiva

Questa volta vi faccio conoscere Adriana Pannitteri, valente giornalista della RAI che ci comunica le ultime notizie con il telegiornale su RAI 1 a partire dalle ore 6.30 del mattino.

Purtroppo, attualmente, le novità sono raramente positive, perché i buoni propositi come le buone azioni “non fanno notizia” e quindi vengono citate solo raramente.

Non voglio commentare questo mio nostalgico pensiero, ma sperare – nonostante tutto – in un futuro con tempi migliori!

Ora Adriana ci illustrerà il suo percorso di vita, il suo impegnativo lavoro, prima di risponderà alle nostre consuete domande

Sono nata a Roma da genitori siciliani della provincia di Catania e sono molto legata alla mia terra di origine. Ho compiuto studi classici e mi sono laureata in Scienze Politiche indirizzo internazionale con master di specializzazione in materie giuridico- amministrative. Ma, sebbene al termine degli studi mi sia dedicata come tanti della mia generazione alla trafila dei concorsi, il lavoro nelle amministrazioni non era il mio obiettivo. Ho vinto giovanissima, comunque, un concorso al Comune di Roma e sono stata assegnata all’Ufficio stampa del Sindaco. Dopo qualche tempo ho deciso di intraprendere un percorso più specifico sul piano giornalistico. Prima il praticantato al settimanale La Discussione e poi l’ingresso in Rai con alcuni contratti da precaria in alcune trasmissioni di RaiUno. Infine nel 97, dopo una trafila abbastanza tortuosa, sono stata assunta al Tg1 della Rai nella redazione cronaca, che mi ha consentito di stare sul campo e farmi le ossa. Al Tg1 conduco le edizioni del mattino. La prima è alle 6.30. Si tratta di un lavoro complesso che si articola in ben 7 edizioni nell’arco di poche ore. significa essere in Rai attorno alle 5 del mattino per curare intanto il look. Inizia poi la lettura dei giornali e la verifica delle agenzie di stampa per costruire un sommario aggiornato anche fino all’ultimo secondo.

Sì tratta ovviamente di un lavoro di gruppo coordinato da un caporedattore e da un vicedirettore. Come conduttrice ho sempre pensato che sia importante impegnare tutte le energie e le risorse personali per fare un buon prodotto. Fin qui il lavoro di conduttrice che mette la sua faccia e la sua professionalità al servizio del tg. ma io sono stata e sono anche una cronista e spesso collaboro con il settimanale di approfondimento del tg per realizzare servizi da me proposti. Tengo molto ai temi sociali e alle storie delle persone. In questo caso, il mio lavoro si svolge sul campo ovvero non dietro a una scrivania ed è forse la parte più intensa. Gli ultimi approfondimenti li ho dedicati alle storie dei senzatetto, alle problematiche della malattia mentale e, di recente, all’autismo. Scrivo anche saggi e romanzi e questo mi aiuta a immergermi nelle problematiche sociali.

Il mio ultimo libro è sul femminicidio e lo sto presentando nelle scuole dove riflettiamo di educazione sentimentale. Nel frattempo, dal matrimonio con Valerio, era nata Giulia e quindi conciliare famiglia e lavoro non è stato facile. La verità è che fin da ragazza, al liceo, avevo sperimentato attraverso un giornalino scolastico la passione per la scrittura.

Ed ora passiamo alle domande

Quanto tempo le è servito per sentirsi realmente apprezzata sul piano professionale?

Per farsi apprezzare professionalmente dagli uomini, perché è questo che lei intende, ci vuole molto, moltissimo. Alcuni riconoscono immediatamente le capacità, ma entrano in competizione. Sono davvero rari i compagni di lavoro che esprimono stima e rispetto. Decisamente un numero minore rispetto alla grande massa. Ma quando avviene è molto gratificante e il rapporto di lavoro diventa stimolante.

A tal proposito, quali sono le principali difficoltà che ha dovuto affrontare?

Le difficoltà nel mondo del lavoro, in particolare nel mio, sono notevoli. Nel corso degli anni le donne sono diventate maggioranza come forza produttiva nel giornalismo, ma non sono riuscite a coprire posti apicali. Restano i pregiudizi, come dicevo prima, e talvolta le donne stesse non riescono a staccarsi da modelli competitivi non virtuosi tipicamente maschili. Anche noi dobbiamo fare una elaborazione più profonda del nostro modo di essere

Quando, se mai è successo, ha notato che la diffidenza nei suoi confronti era cessata?

Non sono in grado di dire se la diffidenza venga meno o se rimanga sottotraccia, pronta a esplodere dinanzi alle difficoltà di un lavoro che ha caratteristiche molto specifiche e che si nutre di alcuni aspetti particolari. Penso alla visibilità e al successo pubblico che bisogna imparare a gestire.

Ci sono, nel suo lavoro, svantaggi che derivano dall’essere donna?

Gli svantaggi dell’essere donna sono chiari. Ci viene spesso attribuita una emotività che invece a mio parere può diventare un valore aggiunto. Inoltre, l’esperienza acquisita dalle donne viene talvolta giudicata un disvalore. Per giunta, conta l’aspetto fisico in modo assurdo: le rughe degli uomini sono interessanti. Quelle delle donne sono un difetto. Non è un luogo comune. Credo che anche nel giornalismo questo tabù esista.

Vantaggi o privilegi, invece?

Vantaggi e privilegi non ne vedo sinceramente. Ma forse sono pessimista.

Ritiene che l’intuito sia una qualità tipicamente femminile?

Le intuizioni fanno parte di un modo di pensare che è molto femminile. Forse le donne sono più aperte al mondo, più in ascolto, più empatiche ma non mi sento di fissare dei criteri così rigidi.

Nel suo mondo, quanto conta effettivamente l’arte della seduzione? Anche allo stato inconscio.

La seduzione è una chiave. Lo è sempre stata e non possiamo fare finta che non esista. Alcune donne la usano sfrontatamente, consapevoli di poter raggiungere attraverso la seduzione traguardi altrimenti preclusi. Non credo di dover aggiungere altro.

Qual è la soddisfazione maggiore?

Quella di essere ascoltate, perché chi ci sta attorno capisce che siamo in grado di esprimere giudizi e valutazioni che provengono all’esclusivamente dall’esperienza.

Che atteggiamento assume la donna dirigente nei confronti delle collaboratrici?

La donna dirigente talvolta non riesce a liberarsi da alcuni stereotipi e finisce per perdere di vista l’obiettivo che è quello di far lavorare bene le persone che ha accanto.  Sono convinta che anche in situazioni estremamente competitive si possa trovare la chiave per relazioni umane valide

A cosa deve rinunciare la donna per la propria carriera?

La donna deve rinunciare sicuramente a grosse fette della propria vita privata, ma il rischio è che la carriera – rischio presente anche per gli uomini – finisca per allontanarla dalla realtà e dalla vita quotidiana. Sono errori che a volta si comprendono solo quando è troppo tardi

Le riesce di ritagliarsi del tempo per coltivare qualche hobby?

Con grandi sacrifici si possono coltivare alcuni hobby. Ma ci vuole molta tenacia e tempra. Penso solo alla palestra o alla lettura, attività che non possono essere trascurate. Ma penso soprattutto a passeggiata all’aria aperta o una bella pizza ogni tanto con le amiche senza parlare di lavoro.

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