Nelle trasformazioni avrà successo il leader che cura il proprio benessere ma anche quello delle persone

In tutte le trasformazioni aziendali c’è un elemento critico che spesso viene trascurato, ed è la cura del benessere fisico e mentale delle persone.  Si tratta di sviluppare la resilienza, termine di derivazione ingegneristica che indica la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi, e che quindi per persone e sistemi complessi quali le organizzazioni misura la capacità di far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici adattando il proprio comportamento.

Il cambiamento è difficile, dopo un inizio vigoroso è comune assistere all’accumularsi della fatica, al nascere di conflitti, alla perdita di fiducia dovuta a risultati non immediatamente visibili.

Jon Garcia, presidente di McKinsey RTS, afferma che nei processi di trasformazione le ricerche evidenziano che il 70% del tempo e degli sforzi va sprecato e sottolinea le lezioni imparate sul campo: gli executives devono essere attenti e consapevoli della propria salute personale in ogni momento, devono assolutamente evitare di perdere efficacia e lucidità a causa di stanchezza, stress e mancanza di sonno. Strettamente connesso a questo è ovviamente l’utilizzo del tempo, rivedere criticamente la propria agenda e valutare quali attività sono veramente a valore aggiunto è un esercizio sempre utile e da ripetere spesso.

Affronto spesso in azienda con i miei clienti il tema del benessere sia individuale che organizzativo, credo che Garcia abbia assolutamente ragione ma la realtà evidenzia che questa attenzione è molto limitata. Vedo spesso manager con livelli di stress molto elevati, è frequente il caso di aziende multinazionali dove dal centro vengono decisi cambiamenti molto significativi creando pressione e paura anziché mobilitare l’organizzazione periferica facendo leva sulle competenze locali e sulla fiducia nelle persone.

La necessità di benessere personale è un tema da discutere apertamente, deve essere messo all’ordine del giorno a maggior ragione quando si avvia un cambiamento, tutti devono essere messi nelle condizioni di dare il meglio di sé. La digitalizzazione, per esempio, non è uno sprint da correre in apnea, assomiglia di più ad una maratona quindi uno sforzo intenso e limitato nel tempo non è quello che serve.

Il leader che avvia una trasformazione deve far comprendere chiaramente perché si cambia e cosa è richiesto, la trasparenza è un fattore chiave di successo ma è anche un fattore decisivo perché si eviti paura, stress, conflitto distruttivo, in ultima analisi è quindi anche un ingrediente del benessere delle persone.

Anche su questo aspetto ho sperimentato che la realtà spesso è fatta di notizie frammentarie, voci di corridoio, e l’organizzazione si paralizza perché tutti parlano di cosa potrebbe accadere anziché cercare le soluzioni ai nuovi problemi che si affacciano.

Nella mia vita di manager ho vissuto direttamente quanto sia efficace dare fiducia alle persone: in un periodo di crisi i risultati dell’azienda in Europa erano negativi, il Vice President riunì i responsabili dei vari paesi, tra cui io per l’Italia, e ci spiegò chiaramente i termini del problema dandoci evidenza di cosa non funzionava e indicandoci la direzione in cui lavorare. Ci chiese aiuto per declinare nei dettagli in ogni paese le cose da fare e le correzioni da apportare, ci disse che aveva fiducia in noi e che insieme avremmo potuto evitare conclusioni molto dure. Noi facemmo la stessa in ogni paese con i nostri collaboratori. Dopo un anno la barca si era rimessa in rotta e furono annunciati investimenti che avrebbero sostenuto la rinnovata crescita.

È stato un anno molto difficile e con qualche decisione dolorosa, tuttavia ho ricordo di un eccezionale lavoro di squadra, niente a che fare con miracoli o grazie ricevute, solo persone coese e pronte a collaborare per il bene comune.

Dopo quasi 20 anni il prossimo agosto incontrerò la gran parte di quel gruppo di persone, praticamente tutti hanno aderito con entusiasmo all’invito giunto via mail qualche settimana fa.

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