Piccolo mondo vecchio

Chi lo detesta e chi lo osanna; chi lo annovera tra le peggiori cotolette della storia letteraria italiana e chi se ne delizia seguendone feticisticamente le tracce sul territorio a noi così vicino: a lungo esaltata e contemplata nell’Olimpo letterario, a lungo obnubilata e declassata, sta ora lentamente tornando in auge la figura di Antonio Fogazzaro, alla cui più nota opera, Piccolo mondo antico, sta per essere dedicata una mostra al Museo delle dogane svizzero di Cantine di Gandria (25.03.2018 – 21.10.2018).

E proprio dalle amene sponde di quel ramo del lago di Lugano, dove giace l’ex-posto guardie di confine riconvertito in museo, scrutando verso la riva opposta, pochi passi oltre il confine italiano, si può contemplare quel paesaggio, ovvero la Valsolda e i suoi paesini – Oria, Albogasio, Castello, Cressogno, ecc. – che non solo fa da ambientazione al Piccolo mondo antico fogazzariano, ma ne funse anche da incubatrice. Lo scrittore vicentino soggiornò infatti a lungo nella villa della famiglia materna ad Oria (che corrisponde nei minimi dettagli a quella dove si svolge la vicenda del romanzo), dove si dedicò proprio alla stesura di Piccolo mondo antico, che pubblicò nel 1895.

Gli elementi di un successo immediato quanto folgorante: una storia d’amore contrastato e struggente, indicibili tragedie famigliari, conflitti di classe ed interiori, tra animi dalla religiosità tempestosamente inquieta, e soprattutto temi patriottici risorgimentali (la vicenda si dipana grossomodo lungo il decennio immediatamente precedente alla seconda guerra d’indipendenza italiana, cioè negli anni ’50 dell’Ottocento) – ed è forse proprio grazie a questo spirito patriottico del romanzo che Fogazzaro, sull’onda del successo, venne addirittura nominato senatore del Regno d’Italia da re Umberto I nel 1896.

Insomma Fogazzaro, ben interpretando i gusti del pubblico a lui contemporaneo, aggiunge il tema patriottico a quelli che sarebbero stati gli elementi di un perfetto romanzo romantico, non fosse arrivato con mezzo secolo abbondante di ritardo – che, considerando che, in Italia, con l’austero massiccio manzoniano tra i piedi è stato impossibile sviluppare un vero e proprio romanticismo, tutto sommato è un ritardo abbastanza giustificato.

E proprio con il Manzoni il Nostro intavola un discorso alquanto ambiguo, traendone evidente ispirazione nelle ambientazioni lacustri lombarde e in più di un episodio specifico (uno su tutti lo struggente addio in barca al paese natio), ma distanziandosene allo stesso tempo in sede critica, riaffermando in più occasioni la sua estraneità alla poetica manzoniana.

Come detto, la fortuna di questo romanzo, dopo il travolgente successo iniziale – un successo che Fogazzaro non riuscirà poi neanche lontanamente a bissare con nessun altra opera, nemmeno con i ben tre seguiti di Piccolo mondo antico – conoscerà fasi alterne di gloria e scorno, sull’onda delle critiche entusiastiche che lo portarono più volte alla soglia del Nobel (nel 1901, ‘02, ‘06, ‘07, ‘08, ‘10 e ‘11) e delle riletture scettiche di questo romanzo spesso considerato deboluccio e assurto agli onori della cronaca unicamente per il gusto aristocratico e il valore propagandistico.

Piccolo mondo antico verrà poi riportato all’attenzione del grande pubblico dalla celebre pellicola di Mario Soldati del 1941 – si noti la splendida coincidenza: mentre i personaggi avvertivano l’incombere della seconda guerra d’indipendenza, fuori dal set l’Europa era pronta ad incendiarsi nella seconda guerra mondiale…

Da fenomeno letterario degno del Nobel, dunque, Fogazzaro è stato declassato da molti ad un buon autore di romanzi senza eccessive pretese, piacente al grande pubblico ma ben lontano dalla grande letteratura mondiale a lui contemporanea, un autore di pagine per aristocratici nostalgici compiaciuti dei propri turbamenti sentimentali; eppure i suoi strenui sostenitori, come detto, non cessano di riproporlo tanto al pubblico quanto alla critica, ribadendone il valore… insomma, nel dubbio, tanto vale riprendere in mano il tomo e incontrarlo di persona – poi, a voi l’ardua sentenza, dato che i posteri furono indecisi…

di Mirko Formenti

Lascia un commento

X

Newletter - La Rivista