Piero Guccione. La pittura come il mare

Oggi nel mondo non c’è un artista che riesca a darci la dimensione della luce e della relazione tra l’azzurro, il mare e il cielo come Piero Guccione l’ha dipinto.

Nato nel 1935 a Scicli, ultima propaggine meridionale della Sicilia e recentemente scomparso (lo scorso 6 ottobre), per oltre quarant’anni, ogni mattina, Guccione ha guardato il mare cercando di coglierne le vibrazioni, le variazioni, non per semplice descrittivismo, ma per trovare un’anima che nel mare è dell’uomo.

“Mi attira l’assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento.” È questa la grande impresa, “quasi ossessiva” – annoterà il critico Michael Peppiatt – che Guccione ha affrontato quotidianamente guardando il mare dall’estremo lembo della sua isola, quale ultimo uomo alla fine della terra, con il suo desiderio di catturare qualcosa che è in continuo movimento, per tradurlo in qualcosa che è fisso.

Il rischio sarebbe stato l’astrazione, eppure le sue opere non sono astratte; il rischio sarebbe stato il vuoto, eppure Guccione non dipinge il vuoto, grazie alla presenza della cultura figurativa del Novecento, che, nel frattempo, ha demolito la figuratività. Mediante i suoi oli l’artista siciliano questa figuratività l’ha ricostruita partendo da quelle macerie.

Nel dipingere il mare e il cielo, Guccione è stato attratto, come forza e come colore dall’impercettibile differenza che c’è tra la parte alta dei suoi dipinti dove c’è il cielo e la parte bassa dove c’è il mare al limite della terra. Questa impercettibilità è quella che ha dipinto. Osserva Guccione: “La mia pittura oggi va verso un’idea di piattezza che contenga l’assoluto, tra il mare e cielo, dove quasi il colore è abolito, lo spazio abolito. Insomma una sorta di piattezza, che però, in qualche modo, contenga un dato di assolutezza, di una cosa che assomiglia a niente e che assomiglia a tutto.”

Ne coglieva bene l’essenza già lo scrittore Alberto Moravia che scriveva: “Guccione non illustra figure e situazioni ma cerca anzi di ridurre il più possibile il riferimento illustrativo…si è messo fuori dalla storia, si è tenuto alla passione che è di tutti i tempi e di tutti i luoghi e a quella soltanto.”

Questo “mettersi fuori dalla storia” ha portato l’artista ha prediligere, oltre all’olio, l’uso del pastello, scoperta avvenuta tra il 1973 e il 1974 in un primo momento come mezzo preparatorio dell’olio, un modo di prendere appunti. Da quel momento in avanti il suo procedere sarà parallelo con la pittura, l’olio, l’istituzione, se si vuole, e il pastello che esprime un’emozione più immediata e diretta, animando la natura e trasferendo alla natura i sentimenti e le passioni umane, dalla gioia al dolore, dalla malinconia all’indignazione.

Il Museo d’arte di Mendrisio ripercorre questo viaggio dentro il mare attraverso l’esposizione di circa 60 opere tra oli e pastelli che hanno per tema il mare e la natura arida dell’estremo lembo della Sicilia orientale a partire dai primi anni settanta fino al 2012. La scelta delle opere è curata da Simone Soldini, direttore Museo d’arte Mendrisio, e dall’Archivio Piero Guccione.

Un catalogo di circa 130 pagine, edito dal Museo d’arte Mendrisio, documenterà con fotografie e schede tutte le opere in mostra, introdotte dai contributi di studiosi e curatori e seguite dai consueti apparati riportanti una bibliografia scelta e una selezione delle esposizioni.

Informazioni: www.mendrisio.ch

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