Santiago Italia di Nanni Moretti

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Tre anni dopo Mia madre, Nanni Moretti gira un documentario sul ruolo che ha giocato l’Italia nel colpo di Stato di Pinochet in Cile, nel settembre del 1973.

Realizzato a partire da immagini d’archivio e da testimonianze, Santiago, Italia racconta i mesi che seguirono il golpe del dittatore che mise fine al sogno democratico di Salvador Allende. Il film mette l’accento sul ruolo encomiabile dell’ambasciata italiana a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime, permettendogli di raggiungere l’Italia.

Santiago, Italia conferma il consueto investimento personale del suo regista. Moretti interviene durante le testimonianze, le interroga, dona la replica, polemizza, registrando una lunga deposizione corale: la confidenza pubblica di una condizione intima che gli consente di considerare i danni dal punto di vista delle vittime.

Il cinema di Nanni Moretti non lascia indifferenti. Che il film si richiami oppure no alla sua esperienza personale, lo spettatore oscilla tra il ruolo dei personaggi e l’intimità della persona. “L’Italia degli anni Settanta era il paese dei miei sogni, girando per il paese oggi ritrovo i peggiori difetti del Cile”. È questo il momento in cui, alla fine del film, con tanto di insistito fermo immagine, un rifugiato cileno si rivolge allo spettatore. Un brutale ritorno ai tormentati giorni d’oggi dopo un lungo racconto di un passato, in cui il sogno politico di un mondo nuovo portava ancora a prendersi cura degli altri.

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