Se l’Italia facesse l’Italia

A volte – in molti sostengono spesso – succede: la percezione conta più della realtà.

Vale, ritengono in molti, soprattutto per gli italiani. Che dell’Italia hanno una percezione assai peggiore di quanto essa sia in realtà.

Ne deriva una narrazione che racconta di un Paese che si accomoda sulla colpevole presunzione che rievocare, a mo’ di mantra, i fasti di un glorioso passato possa mimetizzare un precario presente e camuffare, nella speranza di sdoganarlo, un improbabile futuro.

Se è vero che talvolta la percezione c’azzecca, capita persino che la realtà si prenda la rivincita e (ri)affermi la propria rilevanza.

Succede. E allora la narrazione fugge le sensazioni ed esibisce ad orgoglioso sostegno documentati dati di fatto.

L’Italia è seconda dopo la Cina per quota di mercato nella moda e avanzo commerciale nel legno-arredo. È tra i primi cinque Paesi al mondo con un surplus manifatturiero che supera i 100 miliardi di dollari. È il primo esportatore europeo di biciclette. Primo in Europa per la sostenibilità in agricoltura. Alimenta, alimentandosi, una filiera della cultura che genera 92 miliardi di euro, che diventano 255 con l’indotto. Fatte salve alcune gravi criticità, è leader in materia di economia circolare. È anche il primo produttore al mondo di make-up con il 55% di quota di mercato. Sarà il primo Paese del globo terracqueo a vietare le microplastiche nei cosmetici da gennaio 2020 (dal 1° gennaio 2019 ha già bandito i cotton-fioc con bastoncini in plastica).

Questi e altri primati, che onestamente non tutti si aspettavano, sono snocciolati in rapida sequenza nel dossier L’Italia in 10 selfie 2019, realizzato dalla Fondazione Symbola, che descrive i punti di forza di un Paese troppo spesso svalutato, che non pone in giusto risalto le proprie capacità e i propri talenti. Dieci autoscatticon i quali Symbola restituisce urbi et orbi un’Italia, almeno in parte, sconosciuta o che perlomeno stentiamo e credere reale. Dieci esempi di come, tra l’altro, la via della sostenibilità ambientale possa rilanciare, in chiave green, sviluppo ed occupazione, contribuendo al contempo a contrastare i mutamenti climatici e rendere più competitive le nostre imprese.

Ne emerge un Paese dove, comunità, persone, associazioni, istituzioni e imprese sono accomunate dall’ambizione e dalla sfida della qualità. Che sposa tradizioni antiche e nuove tecnologie, ricerca, digitale e artigianato. Che coniuga cultura, green economy e competitività. Che trae vantaggio da valori – la coesione sociale, la valorizzazione del capitale umano, l’empatia coi territori, la bellezza – che sono il marchio di fabbrica del Made in Italy. Valori che sono reali, ma di cui, spesso, appunto, non abbiamo corretta percezione.

Con alcune rilevanti eccezioni, rileva Symbola, che testimoniano di come si stiano facendo strada visioni più aperte a variabili magari snobbate. Un nuovo modello di economia più a misura d’uomo in cui lo sviluppo e le sfide tecnologiche sono collegati alla dignità delle persone, a comunità vitali, a benessere diffuso.

E allora ci s’interroga. Non è forse questa l’Italia che può contribuire a forgiare questo modello di economia? Non è forse questo il contributo che può dare al mondo per affrontare le sfide, che il presente, anticipando il futuro, ci pone?

Nella consapevolezza che il futuro (anche quello tratteggiato di rosa) si annuncia con sfide difficili: dalle crisi economiche ai mutamenti climatici, dai conflitti ai flussi migratori. In questo scenario l’Italia si deve attrezzare per affrontarle con le sue specifiche debolezze e i suoi mali antichi: non solo il debito pubblico, ma la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, la mancanza di lavoro, il peso delle mafie e della corruzione, una burocrazia soffocante, l’economia in nero e illegale, il Sud in cronico ritardo.

Per farcela, secondo Symbola, l’Italia deve fare l’Italia, assecondando la propria vocazione a produrre bellezza e qualità, declinandole con equità e sostenibilità.

Un’esortazione che impone l’affermarsi di una consapevolezza, spesso enunciata mai completamente metabolizzata: molti dei punti di forza del nostro Paese sono sottovalutati, o del tutto ignorati anche dagli stessi italiani.

Insomma, quando la percezione conta più della realtà.

D’altronde, come ha scritto Thomas Alva Edison, uno che di sfide se ne intendeva, “se fossimo ciò che siamo capaci di fare, rimarremmo letteralmente sbalorditi.”

Lascia un commento

X

Newletter - La Rivista