The Bookshop

di Isabel Coixet

Fine Anni ’50. Hardborough, Inghilterra. Florence Green, giovane donna, vedova da sedici anni, decide di aprire una libreria (seguendo un impulso che la lega al primo incontro con quello che sarebbe divenuto suo marito) nel piccolo centro rurale affacciato sulla costiera inglese. Un’impresa per nulla semplice, perché nel vecchio casale, che ha scelto come sede della sua attività, c’è chi vuole intraprendere altre (presunte) iniziative culturali e farà di tutto per fermarla. Non sarà però del tutto sola, nella sua determinazione Florence si troverà affiancata da una bambina e di un anziano appassionato lettore.
Partendo dal romanzo datato 1978 di Penelope Fitzgerald, Isabel Coixet ci porta nell’Inghilterra rurale degli anni ’50 per raccontare una storia d’altri tempi con uno stile ugualmente classico.
Party in cui le chiacchiere e gli sguardi sono fondamentali, porte che cigolano, pettegolezzi femminili, personaggi solitari avvolti dal mistero non mancano, contestualizzati da una voce fuori campo, talvolta troppo ingombrante.
Tutto ciò non impedisce il godimento di una storia mossa dalla forza dei sogni e dai buoni sentimenti. Un film che, omaggio alle parole in grado di suscitare emozioni, ha l’ulteriore pregio di raccontare una figura femminile, che pur nelle sue insicurezze, si dimostra indipendente e moderna.

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