Venezia, le arti e l’Europa nel XVIII secolo

“Da Venezia lontan de mille mia, / No passa dì che non mi vegna in mente / El dolce nome de la patria mia / El linguazzo e i costumi de la zente”

Ecco, tra l’altro, quanto scriveva uno dei suoi più illustri cittadini, Carlo Goldoni (nelle sue Memorie del Signor Carlo Goldoni), della sua città: La Serenissima. Ora per la prima volta nella storia Parigi la celebra con una mostra stupenda e affascinante al Grand Palais, tempio di esposizioni memorabili, fino al 21 gennaio. Nel 2019 l’esposizione sulla città dei Dogi sarà visitabile a Venezia dal 23 febbraio al 9 giugno.

Sontuosa, incantatoria ed evocativa sono i tre aggettivi che meglio si addicono a “Venezia la splendida. Venezia, le arti e l’Europa nel XVIII secolo”.

Organizzata dalla Réunion des musées nationaux – Grand Palais in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia, la mostra è un omaggio a questa straordinaria pagina di storia della Serenissima che viene raccontata attraverso duecento opere tra cui quadri, sculture, disegni e oggetti.

Articolata in tre parti, la rassegna si apre con la sezione “La civiltà brillante: Venezia 1700-1760” che illustra la ricchezza e la raffinatezza raggiunta da Venezia.

In mostra qui diverse vedute di Canaletto, come La bottega dei tagliatori di pietre a San Vidal, e i ritratti di dogi e procuratori come Daniele IV Dolfing di Giambattista Tiepolo.

E per sottolineare l’importanza della musica, un ritratto di Farinelli eseguito da Nazari, uno del soprano Faustina Bordoni realizzato da Rosalba Carriera, degli spartiti di musica di Vivaldi, uno spartito di Hasse copiato da Jean Jacques Rousseau e degli strumenti di musica. Non mancano abiti prestati da Palazzo Mocenigo, mobili ed alcuni oggetti tra cui un reliquiario in vetro di Murano.

Le sculture e i dipinti sono gli uni accanto agli altri. Insieme alle tele di Gianantonio Guardi, Crosato, Pittoni, Diziani e Piazzetta, vi sono anche le sculture di Marchiori, Bonazza e Morlaiter: un allestimento appositamente studiato, volto a suggerire l’effervescenza artistica di quel periodo. Chiaramente di Giambattista Tiepolo, il genio assoluto che occupa un posto preponderante, vengono presentati un ricco nucleo di disegni, dipinti, studi per affreschi e caricature tra cui figurano La Danae, Il ritratto di Riccobono.

La seconda sezione è dedicata invece alla diaspora dei maestri veneziani in Europa e alla loro influenza. Presenti qui lavori di Marco Ricci, schizzi di Pellegrini e dipinti di Canaletto eseguiti in Inghilterra; le opere di Rosalba Carriera realizzate a Parigi nel 1720 e quelle di Ricci e Pellegrini create in Francia. Non mancano le tele del Tiepolo frutto di commissioni in Spagna e quelle del Tiepolo e di Guardi eseguite in Europa centrale.

Gli artisti veneziani erano ricercati in tutta Europa e molto “osservati” dagli artisti oltralpe. Il soffitto della Banca Reale di Pellegrini ha avuto una notevole influenza sull’arte francese e in modo particolare su François Boucher mentre Sebastiano Ricci decorò il soffitto di Burlington House a Londra. Canaletto soggiornò in Inghilterra dal 1746 al 1755 e qui realizzò una serie di vedute del Tamigi e dei castelli che gli venivano commissionati. Quanto ai principati tedeschi e all’Impero d’Austria, questi hanno sempre avuto con l’arte veneziana dei contatti strettissimi. Pellegrini era stato invitato a decorare i castelli di Bensberg e di Mannheim, e l’artista aveva inviato dei dipinti a Hannover, Pommersfelden e a Vienna. Sebastiano Ricci aveva dipinto il soffitto di Palazzo Schönnbrunn nel 1702. Giambattista Tiepolo ha invece creato il suo immenso capolavoro presso la Residenza di Würzbourg nel 1752-53. E la sua fama gli varrà anche il prestigioso invito di Carlo III di Spagna che gli commissionerà la decorazione della Sala del Trono del Palazzo Reale a Madrid, città dove si spense nel 1770. E l’influenza del Tiepolo sull’arte spagnola fu notevole e ravvisabile anche nei primi lavori di Goya.

Il percorso della mostra si conclude con “Il Mito di Venezia” che evidenzia come la Serenissima, nonostante la mutata situazione economica e politica, continui ad essere fonte di ispirazione per tanti artisti. Una città decadente ma sempre gioiosa e ricca di fascino. A riprova di questo, le opere di Pietro Longhi, Giandomenico Tiepolo e le vedute tardive di Francesco Guardi dal carattere nostalgico.

Tra i tanti i capolavori in mostra”, ha dichiarato la curatrice, “ne vanno  menzionati alcuni: le sculture di Brustolon e Corradini, la “Scena pastorale” di Piazzetta prestata dall’Art Institute di Chicago; alcune vedute di Giambattista Tiepolo; l’autoritratto di Rosalba Carriera e “Pulcinella e saltimbanchi”, un affresco staccato da Ca’ Tiepolo de Zianigo proveniente da Ca’ Rezzonico a Venezia. Ed infine “La Festa della Sensa” di Francesco Guardi dalla Fondation Gulbenkian a Lisbona”.

È guida all’esposizione un esaustivo catalogo di 265 pagine con circa 300 illustrazioni e diversi testi critici realizzato sotto la direzione scientifica di Catherine Loisel curatrice della mostra.

Orari:

dal giovedì al lunedì dalle 10.00 alle 20.00

Mercoledì dalle 10.00 alle 22.00.

Per ulteriori informazioni:
www/grandpalais.fr/fr/evenement/ebloussante-venise

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