Vinitaly: la contraffazione del vino vale 83 milioni di euro solo in Italia

Eccellenza italiana riconosciuta in tutto il mondo, eppure patrimonio sotto attacco. Il vino necessita di essere difeso. In occasione del Vinitaly, GLP – studio per la tutela della proprietà intellettuale con sedi a Udine, Milano, Bologna, Perugia, San Marino e Zurigo – ha lanciato l’allarme: ancora pochi i produttori che hanno pensato di difendere il loro marchio.
In Italia la contraffazione del vino vale 83 milioni di euro. Non si tratta solamente di difendere un’eccellenza italiana, ma soprattutto creare sviluppo e posti di lavoro.

“Il vino – spiega Daniele Petraz, co-managing partner di GLP – è considerato tra i settori ad alta densità di diritti di proprietà intellettuale. E come tale deve essere trattato per evitare che importanti quote di mercato possano essere sottratte ai nostri produttori”.

Di fatto, secondo uno studio dell’ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale EUIPO, in Europa, il valore sale a oltre 500 milioni con più di 2.000 posti di lavoro diretti persi. “Parliamo di un settore che solamente nel nostro Paese vale 8 miliardi di euro e interessa più di 1.800 imprese e 17mila lavoratori. Un ambito decisamente importante e significativo che necessita di essere tutelato in ogni suo aspetto”, continua Petraz.
In un’epoca dove i mercati internazionali hanno perso i consueti confini di un tempo, è necessario sensibilizzare tutti – dai produttori ai commercianti – riguardo questo tema di vitale importanza per lo sviluppo e la sopravvivenza stessa di un settore che, altrimenti, nel tempo rischierebbe di restare schiacciato dalla concorrenza di paesi emergenti in questo settore.

Ancora oggi sono ben poche le aziende vitivinicole che hanno pensato di tutelare la propria etichetta: “In Italia molto spesso c’è una mancanza di conoscenza in questo ambito: da un lato si ignorano o sottovalutano i rischi di una mancata tutela, dall’altro non vengono compresi i vantaggi diretti ed indiretti che una politica di tutela comporterebbe. Nel settore vitivinicolo sono molteplici le possibilità di proteggere e quindi valorizzare la propria identità: non solo il nome e il logo sia del produttore che del vino, ma anche l’etichetta della bottiglia nella sua totalità, nonché il design o modello, che permette la tutela di tutto ciò che definisce il prodotto dal punto di vista estetico come le linee, i contorni, la forma, i colori”.
I vantaggi sono chiari. L’EUIPO ha infatti stimato che circa il 39% dell’attività economica totale e il 26% di tutta l’occupazione nell’UE sono direttamente generati da settori ad alta intensità di diritti di proprietà intellettuale. Inoltre, un ulteriore 9% dei posti di lavoro nell’UE deriva da acquisti di prodotti e servizi ad opera dei settori ad alta intensità di diritti di proprietà intellettuale. Le imprese europee che possiedono diritti di proprietà intellettuale hanno entrate per dipendente in media superiori del 28% rispetto a quelle che non ne possiedono. Inoltre, sebbene solo il 9% delle PMI possieda diritti di proprietà intellettuale registrati, queste imprese ottengono quasi un 32% in più di entrate per dipendente rispetto alle altre.

Conclude Petraz: “Approcciarsi alla tutela della proprietà intellettuale è un modo di gestire razionalmente la propria azienda con una programmazione di medio lungo periodo. Serve quindi un cambio radicale di mentalità”.

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